L’antica roggia dei Molini narra la storia della città

Tra magli, officine, segherie e laboratori, riemerge il passato di Pordenone Il nuovo libro di Paolo Taiariol dedicato a un corso d’acqua oggi dimenticato



Dimenticata, ma fondamentale nello sviluppo della città di Pordenone, la roggia dei Molini sta facendo tornare su di sé una nuova attenzione.

Un corso d’acqua che, a causa dell’edificazione spinta del centro cittadino, è stato progressivamente sotterrato e reso praticamente invisibile da molti anni ormai.

Eppure la roggia dei Molini è un’arteria che ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo di Pordneone. Città che “poggia” sulle acque, e che grazie a loro è riuscita a far crescere attività come battiferro e segherie. La forza della sua acqua è stata sfruttata per l’attività dei mugnai.

Su tutti si ricorda il molino da grano sul lago di San Giorgio, zona che oggi è riconoscibile, dopo i lavori che hanno interessato il palazzo della Provincia.

Oppure l’acqua serviva anche per gli impianti di follatura della lana e o per i magli idraulici.

Il merito di questa opera è di Paolo Taiariol, maggiore esperto delle acque pordenonesi, che ha recentemente pubblicato il libro “La roggia dimenicata”.

Un lavoro che va a fondo nella storia della città, attraverso il corso d’acqua più importante che attraversa il centro.

Una ricerca completa con cartografia, documenti d’epoca, e il tracciato di questa roggia che ormai è quasi interamente scomparso sotto strade e palazzi.

Taiariol traccia questa particolare storia di Pordenone in quattro aspetti fondamentali: il rapporto che la città ha sempre avuto con l’acqua, i tracciati e l’idrografia nelle antiche carte cittadine, lo sfruttamento delle acque da parte delle attività produttive, la tombinatura delle rogge e le relative coneguenze di queste opere, la vegetazione e le specie animali presenti.

Seguendo la storia della roggia dei Molini si può scoprire anche un pezzo dell’evoluzione di Pordenone e di come il centro è cambiato negli ultimi decenni.

Grazie anche al supporto di numerose fotografie, si possono vedere i lavori di interramento della roggia in punti nevralgici della città, come ad esempio nella zona adiacente a palazzo Cossetti in piazza XX settembre (oggi occupata dal dehor di un bar), dove c’era un tratto scoperto della roggia, che è stato interrato nel 1980 nonostante il parere contrario dei tecnici del servizio ispettivo sanitario del Comune.

Un’opportunità di poter vedere anche la storia di Pordenone da punti di vista molto particolare, oltre alle fotografie del XX secolo, si può capire di più sulla città guardando la mappa del Catasto napoleonico, realizzato a partire dal 1807, oppure le foto aeree che immortalano la città dopo i bombardamenti nella Seconda guerra mondiale.

L’autore ha dedicato degli studi alla roggia dei Molini perché quello che era il corso d’acqua più importante di Pordenone, oggi anche a causa della sua invisibilità, è sconosciuta a molti.

In un periodo storico in cui il Noncello, con le sue biodiversità, sta riscuotendo interesse per la sua valorizzazione, e in cui altri canali sono attualmente visibili come roggia Vallona e roggia Codafora, ci sarebbe la possibilità di dare risalto allo storico corso d’acqua. —

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI



Riproduzione riservata © Messaggero Veneto