L’alpino e la gemonese: una love story che diventa film

GEMONA. «Ci siamo innamorati anche perché condividevamo la stessa passione per il ballo. A oggi sono passati 40 anni e ancora balliamo come se fosse sempre la prima volta». Potrebbe iniziare così “Orcolat”, il film a cui stanno lavorando i due registi trevigiani Francesco e Sebastiano Boschiero per la padovana Venicefilm srl e che sarà dedicato al terremoto friulano del 1976.
Arriverà nelle sale cinematografiche nell’autunno 2016 e rientra tra i tanti eventi in calendario per il quarantesimo anniversario.
Sarà il primo vero film sul terremoto friulano, la cui sceneggiatura narra storie vere, a cominciare da quella di Mariarosa Copetti e Guido Simionato: lei gemonese, ai tempi residente in via Scugjelârs in Stalis e lavoratrice alle Manifatture.
Lui, invece, di Gorizia, e in quel periodo alpino a Cavazzo Carnico, in attesa di diventare dipendente Enel a Monfalcone. Si conobbero nel gennaio del 1975 al Dancing Al Lago a Trasaghis, un amore che nel giro di poco più di un anno li portò a decidere per il grande passo fissando per il 27 maggio 1976 la data del matrimonio.
«Prima del terremoto avevamo già dato l’acconto per il ristorante e avevo già comprato l’abito nuziale. Mio padre mi aveva visto qualche giorno prima con il vestito da sposa: si dice che porti sfortuna vedere la figlia in abito prima delle nozze»: così ricorda oggi Mariarosa che con Guido vive nella loro casa di Capriva.
Il terremoto segnò profondamente le loro vite: «La sera del 6 maggio – racconta Mariarosa – mi preparavo per andare al lavoro: facevo il turno di notte, dalle 22 alle 6. Ci lamentavamo tutti per il forte caldo, poi ci fu la scossa. In 55 secondi di inferno, non riuscii a compiere i tre metri che mi separavano dalla porta d’uscita. Poi, mentre cercavo di uscire al seguito dei miei genitori, improvvisamente è crollato il terrazzo sopra la porta d’ingresso, travolgendomi».
Guido, invece, quella notte era a casa sua: «Ero partito – ha raccontato – da Gorizia senza nessuna notizia di Mariarosa e, giunto a Gemona, cominciai a cercarla in tutti gli ospedali, tra i morti e tra i sopravvissuti feriti. La trovai in fin di vita, molte ore dopo».
«Sono arrivata – conclude Mariarosa – in ospedale a Udine alle 6 del giorno dopo in condizioni molto gravi. Mi tenne in vita mia figlia. Nei giorni successivi, seppi infatti di essere incinta». È questa, dunque, una delle tante storie “vere” del terremoto, che diventerà un film.
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