L’addio a don Qualizza con il grazie dell’arcivescovo: «Si è donato con entusiasmo al prossimo»

Monsignor Mazzoccato: “Ha retto, con dedizione e obbedienza, molte parrocchie montane, profondendo impegno e disponibilità”
Lucia Aviani

SAN PIETRO AL NATISONE. Il grazie delle tante comunità friulane che hanno beneficiato della guida spirituale di monsignor Mario Qualizza, mancato all’età di 86 anni dopo un lunga malattia, è risuonato, corale e commosso, nella chiesa di San Pietro al Natisone, l’ultima parrocchia in cui il sacerdote ha svolto il suo ministero.

E la folta partecipazione alle esequie – in prima fila numerosi sindaci, accompagnati dai gonfaloni dei rispettivi Comuni – è stata la dimostrazione tangibile del sincero affetto e dell’ammirazione di cui godeva il «don alpinista», come i fedeli amavano chiamarlo, evocando la grande passione per la montagna che lo ha accompagnato per tutta la vita e che è sfociata anche – per citare il caso più eclatante – nell’impresa della conquista di una cima della catena dell’Hindu Kush, a 7 mila metri.

Intensa e accorata l’omelia dell’arcivescovo di Udine, monsignor Andrea Bruno Mazzocato, che ha concelebrato il rito assieme a numerosi sacerdoti, in un estremo abbraccio dei confratelli a una figura che ha lasciato una forte eredità spirituale e umana: «Come cristiano e come sacerdote – ha detto il vescovo – don Mario è riuscito ad assomigliare a Gesù in questa esistenza terrena.

Uomo mite e generoso, ha vissuto la sua vocazione donandosi sempre al prossimo con entusiasmo, tanto da contagiare, con la sua solida fede e la carica di empatia, chiunque si relazionasse con lui.

Ha retto, con dedizione e obbedienza, molte parrocchie montane, profondendo impegno e disponibilità: accogliente, sereno, sorridente, era contraddistinto da una delicata sensibilità, che credo abbiano percepito soprattutto le persone in difficoltà.

Tra i confratelli sacerdoti ha sempre cercato la mediazione, la comunione», ha aggiunto, ripercorrendo poi gli ultimi dieci anni di monsignor Qualizza, scanditi dalla battaglia contro la malattia e il progressivo decadimento fisico.

«Un calvario: pure in questo – ha commentato monsignor Mazzocato – è stato simile a Cristo. Ha accettato la pesantissima croce con una pazienza immensa, continuando a offrire il proprio aiuto in parrocchia finché ha avuto forze».

In chiusura della celebrazione, il ringraziamento delle comunità servite dal sacerdote: «Una vita dedicata agli altri, quella di don Mario», ha sottolineato il vicesindaco di San Pietro al Natisone, Cesare Pinatto, evidenziando in particolare l’attenzione che il religioso ha costantemente riservato ai giovani. E dal portavoce del consiglio pastorale, il tributo di riconoscenza a un prete che verrà ricordato per «il sorriso, la bontà, la generosità senza limiti».

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