L’abbraccio di Gemona ai 29 alpini morti alla Goi

Passano gli anni ma la cerimonia nella caserma della Julia è sempre partecipata Il generale Maione: il tempo non cancella il dolore per la perdita di quei ragazzi
Gemona del Friuli 05 maggio 2012 . Caserma Goi commemorazione caduti durante il terremoto . Telefoto Copyright Petrussi Foto Press / Bressanutti
Gemona del Friuli 05 maggio 2012 . Caserma Goi commemorazione caduti durante il terremoto . Telefoto Copyright Petrussi Foto Press / Bressanutti

GEMONA. Tornando all’interno della caserma Goi Pantanali, gli ex commilitoni dei 29 alpini deceduti qui, la notte del 6 maggio di 36 anni fa, sono stati travolti da un dolore che resta, nonostante il tempo passato, profondo e inconsolabile. Tanto da spingere uomini, che hanno ormai superato i 50 anni, alle lacrime. «Anche noi abbiamo pianto i vostri ragazzi e continuiamo a farlo oggi», ha esordito il sindaco di Gemona, Paolo Urbani, salutando ieri i tanti parenti delle vittime arrivati da fuori regione per ricordare i propri figli con una cerimonia che continua ad incassare la presenza di centinaia di persone. Segno del forte legame, più volte sottolineato da Urbani, che esiste tra penne nere e gemonesi, e della gratitudine di questa città per l’opera svolta dai militari nell’emergenza prima e poi nella ricostruzione. Quei 29 alpini sono considerati cittadini gemonesi e come tali la città li vuole ricordare. «Anche domani (oggi, ndr) quando uscendo dal duomo raggiungeremo il campo santo, accompagnati dai 400 lenti rintocchi di campana che – ha sottolineato Urbani - ogni 6 maggio irrompono nella tranquilla sera friulana come un monito a non dimenticare». Raccontando d’aver incontrato due “ragazzi” nel ricordare i compagni scomparsi, ieri mattina, avevano ancora le lacrime agli occhi, il comandante della brigata alpina Julia, generale Giovanni Manione, ha ribadito come «il tempo può lenire, ma non dissipare il dolore. Sono contento però di vedere che a distanza di tanti anni sono ancora molte le persone che si ritrovano qui per ricordare, ma anche per guardare insieme al futuro». Conclusa la funzione, concelebrata dal cappellano militare e dall’arciprete di Gemona, i rappresentanti delle istituzioni, tra cui il prefetto di Udine, Ivo Salemme, hanno deposto, assieme a un parente delle vittime, una corona d’alloro ai piedi del monumento ai caduti, accompagnati dal picchetto d’onore e dal Silenzio eseguito dalla Fanfara della Julia. La cerimonia in caserma ha concluso gli appuntamenti di ieri, iniziati d’innanzi al monumento donato alla città dai vigili del fuoco e proseguiti in centro storico, sul sagrato del duomo, da dov’è partita la “Staffetta del ricordo” diretta a Trieste.

Maura Delle Case

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