La tragedia del Natisone e l'errore delle sentenze anticipate
Distinguiamo però i giudizi morali, inquinati dal coinvolgimento e dal sentimento, dal doveroso percorso della magistratura. Con immutata solidarietà ai soccorritori che ogni giorno mettono a repentaglio le loro vite, rischiando anche provvedimenti giudiziari.

Patrizia, Bianca e Cristian si abbracciano. E sperano che qualcuno arrivi a salvarli. Chiedono aiuto, allertano i soccorsi, non immaginano possa arrivare il buio da lì a poco.
Le acque del Natisone salgono e Patrizia implora aiuto alla centrale operativa Sores che si occupa di smistare le chiamate. Sulle sponde del Natisone – che si fa sempre più grigio, impetuoso e minaccioso – la gente osserva e vorrebbe tender le mani, ma è consapevole che non si può andare contro la forza di un fiume arrabbiato. Troppo rischioso. L’imponderabile, la tragedia, il dolore, la rabbia.
E tutti, in quei giorni, quando ancora si cercava tra gli antri del torrente il corpo di Cristian, dopo che erano riaffiorati quelli di Bianca e Patrizia, a chiedersi se poteva esser fatto qualcosa di più, se c’era stata la tempestività necessaria per salvarli. E dunque controlli sulle telefonate partite dagli smartphone dei ragazzi, le risposte degli operatori, i protocolli, la burocrazia.
Ecco, appunto, la burocrazia. I codici e i protocolli che un operatore deve rispettare e nel contempo valutare come e quando avviare l’intervento che salva le vite. Dopo mesi di indagini gli indagati sono quattro, questo passaggio servirà – forse – a far luce su quel buio. Forse.
Sottolineato che indagati non significa colpevoli, sono convinto che il personale incaricato dell’emergenza abbia agito in totale buona fede, impossibile anche solo poter pensare il contrario. Tuttavia è già cominciata la corsa a dare giudizi. Sui ragazzi che non dovevano stare lì. Sui soccorritori, che avrebbero dovuto decidere diversamente.
Sui loro superiori, che avrebbero dovuto controllarli. Sulla magistratura che indaga. Comprensibile.
Distinguiamo però i giudizi morali, inquinati dal coinvolgimento e dal sentimento, dal doveroso percorso della magistratura. Con immutata solidarietà ai soccorritori che ogni giorno mettono a repentaglio le loro vite, rischiando anche provvedimenti giudiziari.
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