La storia di Mohammed: appeso per i piedi e torturato ogni giorno dai talebani

Quando i talebani lo hanno preso, per Mohammed, poco più che trentenne, sono cominciate le torture quotidiane. Lo legavano ai piedi e lo lasciavano appeso al soffitto per un’ora al giorno. Ancora...

Quando i talebani lo hanno preso, per Mohammed, poco più che trentenne, sono cominciate le torture quotidiane. Lo legavano ai piedi e lo lasciavano appeso al soffitto per un’ora al giorno. Ancora oggi Mohammed porta i segni di quelle torture e ha problemi a camminare. La sua colpa è quella di aver militato nell’esercito governativo, reo di essersi sporcato facendo patti con l’Occidente. È riuscito a scappare da quell’inferno e a partire per l’Italia, dove pensava di trovare il paradiso. Non lo ha trovato.

E nemmeno lo ha trovato Alì, 28 anni, faceva parte di un’associazione culturale filogovernativa, e, come se non bastasse, ha avuto contatti con componenti dello schieramento militare americano. Troppo per non finire nei guai. Quando lo hanno preso, lo hanno torturato con ferri roventi, marchiato a sangue con segni indelebili sulla pelle che ora cerca di nascondere.

Di storie così, fra i profughi afghani ce ne sono tantissime. Nei loro racconti ci sono morti, esplosioni quotidiane, campi minati e lettere che annunciano l’inizio delle persecuzioni nei confronti di chi, intrattenendo contatti con militari americani o italiani, si è macchiato di un crimine difficile da cancellare. Nelle loro terre dove il processo di disimpegno del contingente Isaf da completarsi entro il 2015, va di pari passo con l’avanzata degli integralisti talebani, quando non delle forze dell’Isis e per loro si prepara la resa dei conti. È per questo che partono sempre più numerosi, in città ne arrivano circa 25 a settimana. Uno di loro racconta di aver assistito all’uccisione del padre prima di partire, un altro mentre era al telefono con il fratello più piccolo qui in Italia ha sentito uno scoppio. Era un’esplosione nella quale il giovane è rimasto ucciso.

È per sfuggire a tutto questo che si sono messi in viaggio.

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