La Rai esclude il Friulano, pressing del Pd a Roma

Malisani, Coppola, Zanin e Brandolin presentano un emendamento-salvataggio. «La tutela è prevista dalla legge 482 e dalla Carta europea delle lingue minori»

UDINE. «La Rai si impegni a tutelare anche il friulano». È quanto contenuto in un emendamento presentato dalla parlamentare udinese del Pd Gianna Malisani, e sottoscritto anche dai suoi colleghi friulani dei dem Paolo Coppola, Giorgio Zanin e Giorgio Brandolin.

Per chiedere appunto, che le trasmissioni Rai non riguardino soltanto le cosiddette minoranze nazionali, ma anche quelle linguistiche storiche - tra cui il friulano - secondo i livelli di tutela previsti dalla legge 482 e dalla Carta europea delle lingue regionali e minoritarie. Una richiesta, quella dei parlamentari friulani del Pd, che cade proprio a ridosso dell’acceso dibattito sia sull’autonomia, sia sulla Specialità sia - più in generale - sull’ipotesi di riorganizzazione istituzionale della Regione Fvg.

Secondo la Malisani, la legge di riforma della Rai, attualmente in discussione alla Camera, presenta infatti un vuoto che «è necessario colmare inserendo l’obbligo per lo Stato di prevedere la diffusione di trasmissioni radiofoniche e televisive per le lingue minoritarie riconosciute dalle legge 482/1999, ma finora comprese soltanto nei contratti di servizio tra il Ministero dello Sviluppo economico e la Rai».

E questo accade - insiste - malgrado la legge 482 stablisca che “in attuazione dell’articolo 6 della Costituzione, la Repubblica tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo”.

«Questa discrepanza - insiste la parlamentare udinese del Partito democratico - tra gli obiettivi della legge 482 e gli strumenti applicativi ha determinato una situazione di tutela per così dire precaria e ridotta sia per la durata delle trasmissioni che - per quanto riguarda il friulano - per la loro limitazione a quelle radiofoniche».

Insomma, secondo i presentatori dell’emendamento si tratta di una contraddizione che deve essere assolutamente rimossa e superata. «Non può essere considerata - aggiunge la Malisani - soltanto una petizione di principio quanto affermato nella Carta europea».

Che cita testualmente: “La protezione delle lingue regionali o minoritarie storiche dell’Europa contribuisce a conservare e a sviluppare le tradizioni e la ricchezza culturali dell’Europa, e costituisce un diritto imprescrittibile, conformemente ai principi contenuti nel Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici delle Nazioni unite”.

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