La polizia sul caso D’Annunzio «Goliardata sfuggita di mano»

Una goliardata sfuggita di mano. È questa la pista su cui sta indagando la Polizia di Stato relativamente al pesante atto vandalico di cui è stato teatro l’Itas D’Annunzio di via Brass.
Quindi, gli autori del raid potrebbero essere identificati fra alcuni maturandi, alcuni alunni della quinta che si sono fatti prendere la mano trasformando la scuola in una stalla con l’utilizzo di terriccio, fieno misto ad acqua e detersivi. Non solo, il colpo d’occhio contemplava sedie e appendiabiti scaraventati a terra, rifiuti di ogni genere, ombrelli sfasciati, nastro adesivo utilizzato a casaccio per tenere chiuse le porte, simboli anarchici scritti con lo spray fortunatamente non sulle pareti ma su grandi fogli di carta appesi per l’occasione. Uno scenario da tutti definito “impressionante e scoraggiante”.
«Certezze assolute, in questa fase, non ci sono. Ovvero, non siamo in grado di dire - sottolinea il dirigente della Digos, Andrea Bottega - se i responsabili siano tutti studenti del D’Annunzio. Ad ogni modo, riteniamo che il fattaccio sia riconducibile all’ambito scolastico».
Prova ne sia che non sarebbe stata forzata alcuna porta o finestra per accedere all’interno. L’ipotesi che continua ad essere la più realistica è che i vandali abbiano utilizzato la “tecnica” del cavallo di Troia. Ossia, potrebbero essere rimasti all’interno della scuola anche dopo la fine delle lezioni, nascondendosi in qualche stanza. Avrebbero atteso l’arrivo della notte e avrebbero fatto entrare i loro “compari” per dare vita alla loro azione e trasformare la loro scuola in un piccolo inferno.
Non è nemmeno escluso che possa anche essersi “intrufolato” qualche elemento esterno che nulla a che vedere con la scuola e che ha contributo a far precipitare la situazione, facendo sfuggire di mano quella che avrebbe dovuto essere solo e soltanto un atto di “sana” goliardia.
«Per il resto, non ci sono stati danneggiamenti. Si è trattato soltanto di imbrattamenti - spiegano gli inquirenti -. Anche tutto il materiale didattico, i computer, gli altri strumenti didattici sono rimasti al loro posto, senza essere né toccati né danneggiati». Restano, comunque, perfettamente in piedi le ipotesi di reato di imbrattamento e di deturpamento, oltreché di interruzione di pubblico servizio.
Le indagini della Polizia non possono, purtroppo, avvalersi delle immagini delle telecamere. Perché non ci sono. O, se ci sono, non funzionano. «No, non abbiamo l’aiuto degli impianti di videosorveglianza», taglia corto la Digos. E quest’assenza pesa. «Da quando sono qua, non ho memoria di un fatto del genere - la conclusione di Bottega -. Credo davvero che i ragazzi siano andati ben oltre al consentito. E quel che è peggio è che, molte volte, non comprendono le conseguenze dei loro comportamenti sopra le righe».
Oggi, l’Istituto D’Annunzio è di nuovo tirato a lucido. Come anticipato, gli alunni delle classi quinte hanno provveduto a ripulire tutti gli spazi lordati con terriccio, fieno, acqua, detersivi vari. «Le lezioni - spiega la dirigente scolastica - sono potute riprendere già alle 12.30 di giovedì. I ragazzi hanno pulito molto bene gli ambienti scolastici». Prova ne siano le fotografie che la stessa Condolf ha voluto mettere a disposizione del nostro giornale per la pubblicazione.
Ma gli autori, c’è da scommetterlo, passeranno un brutto quarto d’ora. Sia sotto il profilo scolastico, sia (e soprattutto) sotto il profilo penale. Ora, bisognerà attendere l’esito delle indagini effettuate dalla Polizia di Stato. E gli autori dovranno rispondere penalmente di quanto commesso. —
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