La polemica infinita di Soldati: «Sms simpatico? Non mi pare»

Lo scontro non si placa fra spiegazioni, accuse e l’uscita del presidente bianconero. Una situazione che imbarazza il Partito democratico, a livello comunale e regionale
Udine 16 gennaio 2015 Consiglio Comunale e discussione del "Caso Giacomello". Il PD si schiera dalla parte del Vice Sindaco e il sindaco Honsell prende le sue difese. Copyright Foto Petrussi / Ferraro Simone
Udine 16 gennaio 2015 Consiglio Comunale e discussione del "Caso Giacomello". Il PD si schiera dalla parte del Vice Sindaco e il sindaco Honsell prende le sue difese. Copyright Foto Petrussi / Ferraro Simone

UDINE. È stata una gaffe e tale poteva rimanere. Lo aveva detto-suggerito anche il vicesegretario del Pd, Debora Serracchiani, senza voler aggiungere alcun commento alla vicenda: quell’sms inviato da Carlo Giacomello a Franco Soldati è stato una gaffe, un’ingenuità grossolana. Ed esattamente così avrebbe potuto essere chiusa la questione, venerdì sera (ma anche prima), in Comune davanti a maggioranza ed opposizione. Con una semplice assunzione di responsabilità ammettendo che quel messaggio “non s’aveva da mandare” e che inviarlo è stata un errore, una leggerezza inopportuna. Scuse ufficiali e tutti amici come prima.

Invece, niente di tutto questo: Carlo Giacomello ha deciso di avvitarsi, inutilmente, in fogli e fogli di spiegazioni, scagliandosi contro la presunta macchina del fango, provocando nuove reazioni: come quella di Franco Soldati che ora dice di non ricordare “faccine” in quell’sms.

Eppure Giacomello si è giustificato insistendo sul tono ironico dell’sms (c’erano degli smile) e ha motivato i rapporti della propria azienda con Soldati, affermando di sapere soltanto da pochi mesi che questo fosse a capo dell’impresa Vidoni: non è quindi ancora più strano scrivere un messaggio scherzoso con uno o più smile a chi non si conosce bene e per di più su argomenti così delicati?

Poi il vicesindaco si è scagliato contro il nostro giornale per aver raccontato la notizia e pubblicato l’sms (seppur parziale): ma come potrebbe il Messaggero Veneto non scrivere di un’ingenuità così macroscopica, per di più in riferimento ad un atto pubblico?

Risultato: imbarazzo nel Pd cittadino, lodevole nel suo fare squadra a difesa del vicesindaco, ma era evidente che ne avrebbe fatto volentieri a meno. Se proprio non voleva seguire il “consiglio” di Serracchiani, Giacomello poteva dare retta al suo capogruppo, Pierenrico Scalettaris, fra i primi a leggere l’intervento poi portato in consiglio comunale: “meno scrivi e meglio è”, gli avrebbe detto o fatto capire.

Imbarazzo nel Pd regionale: in sala, venerdì, c’era anche Agostino Maio, ex vicesindaco di Udine, ora capo di gabinetto della presidente regionale. Chissà come ha preso il commento di Scalettaris: «Giacomello è il miglior vicesindaco che Udine possa avere».

Imbarazzo nella giunta – che non ha mai voluto commentare – e nel sindaco Honsell che, pur a fianco del proprio vice, ha dovuto difendere la stampa e il Messaggero Veneto dando tutta la colpa al centrodestra.

Possiamo comprendere il disagio, la rabbia e la difficoltà della persona nel vedere scoppiare un caso come questo sopra la propria testa per un “innocuo” sms; non possiamo capire, invece, il politico che non si assume le proprie responsabilità, mancando di rispetto all’istituzione che rappresenta. Eppure bastava così poco, proprio per evitare che in quel silenzio, durato quasi un mese, l’opposizione ci potesse ricamare su: «Scusate, è stata una gaffe».

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