La manovra estiva passa tra urla e scontri in Aula

UDINE. Scintille, urla, scontri e scambi di accuse – anche tra alleati – animano il Consiglio regionale nella giornata decisiva in cui l’Aula approva l’assestamento di bilancio estivo da 210 milioni di euro.
Il clima, già bollente dal giorno precedente, si surriscalda ulteriormente quando il centrodestra chiede una sospensione dei lavori prima sulla discussione dell’articolo che destina 13,5 milioni di euro alle Uti per gli investimenti.
Dem e Cittadini sono contrari, ma al momento del voto la maggioranza va sotto e si scatena la bagarre. Renzo Liva (Pd) – appoggiato dal capogruppo Diego Moretti – si scaglia contro Igor Gabrovec (Ssk), alleato della minoranza slovena e in quel momento a guidare l’Aula al posto di Franco Iacop, accusandolo di non aver annunciato in maniera abbastanza nitida l’avvio (e la successiva chiusura) della votazione.
Si torna in Aula e il centrodestra – per ritardare l’approvazione dell’articolo di legge – sceglie la strada dell’ostruzionismo.
Tutti i consiglieri di opposizione, infatti, si iscrivono a parlare e la tensione torna a salire. Il consigliere azzurro Roberto Marin e il vicepresidente Sergio Bolzonello battibeccano, a toni alti, a distanza, poi è il turno del capogruppo di Fi Riccardo Riccardi che se la prende, direttamente, con Paolo Panontin.
«Non so se l’assessore sia un fan di Ligabue – ha detto –, ma siccome piace alla la presidente Debora Serracchiani mutuo una sua canzone dicendogli che siamo arrivati in tempo per il futuro». Cioè, fuor di metafora musicale, per “smontare” la riforma delle Uti in caso di vittoria del centrodestra alle Regionali.
Panontin reagisce “di peso”, mettendo in mezzo lo stesso Riccardi, i sindaci “ribelli” – tra cui pure l’ex primo cittadino Renato Carlantoni che è stato tra i promotori della sfida alla regione – e tuona.
«Siccome ricordo cosa è stato detto in quest’Aula – ha detto –, mi divertirò a sbeffeggiare in campagna elettorale chi ha cambiato idea e pure quei sindaci che hanno capitanato questa pseudo rivolta, mentre mi auguro che i cittadini, se non dovessero riconfermare noi, quantomeno scelgano chi non ha già dimostrato inefficienza come il centrodestra».
E se Riccardi ha controreplicato chiedendo all’assessore di «prendersi subito la responsabilità di una riforma fallita, visto che non so se arriverà in campagna elettorale a differenza di Carlantoni», Renzo Tondo (Ar) ha parlato di «un fallimento annunciato che ha prodotto scontri istituzionali, ricorsi e battaglie legali», con «le poste puntuali e le ennesime scaramucce di questi giorni che certificano un naufragio normativo senza precedenti» invitando «a ritrovare un rapporto equilibrato con il territorio per dare servizi ai cittadini» evitando «una politica urlata e finte riforme da elencare quando si riunisce la direzione del Pd».
Alla fine, comunque, l’assestamento passa con 25 voti. I fondi vengono destinati soltanto alle Uti, mentre tra le pieghe della sanità sono stati trovati nuovi contributi per le aziende sanitarie per l’acquisto di farmaci innovativi in campo oncologico e l’avvio dei nuovi piani vaccinali, in particolare per il meningococco.
Da segnalare, infine, l’integrazione di 273 mila euro per il rinnovo dei contratti del personale regionale per ciascuno degli anni 2018 e 2019 e l’istituzione di un capitolo di trasferimento agli enti locali per quasi 886 mila.
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