La Fadalti di Sacile in liquidazione, il lavoro si ferma in dieci filiali

Nessun licenziamento, ma cassa integrazione per circa 150 dipendenti. La riorganizzazione riguarderà anche la sede di Sacile, intanto si tratta per la cessione dell’intera azienda
SACILE.
L’obiettivo prioritario è mantenere il più possibile intatto il patrimonio aziendale. Per questo i liquidatori della Fadalti spa di Sacile sospenderanno, dalla prossima settimana, l’attività di 10 filiali e incrementeranno il ricorso alla cassa integrazione coinvolgendo circa 150 dei 303 dipendenti. Intanto si tratta per vendere.


Sono queste le informazioni fornite ieri dai liquidatori della storica azienda sacilese, operativa nel settore della commercializzazione di materiali per l’edilizia, della termoidraulica e dell’arredobagno, alle organizzazioni sindacali di categoria, commercio ed edilizia, di Cgil, Cisl e Uil provinciali (presenti Andrea Giacomazzi della Fisascat, Romildo Scala della Cgil, Paolo Fregonese della Filca Cisl, Antonio Ciancio della Uiltucs, e i loro colleghi degli altri territori) giunte a Sacile da Pordenone, Udine, Trieste, Belluno.


Quello di ieri è stato il primo incontro con i sindacati, nel corso del quale è stata formalizzata la decisione assunta dal cda della società, ovvero la messa in liquidazione. A seguire Di Natale e Ghezzi hanno spiegato quali sono gli obiettivi che stanno cercando di perseguire e con quali modalità. Primo fra tutti, in rispetto anche della scelta di andare alla liquidazione volontaria, quello di mantenere i conti in equilibrio, condizione sine qua non per mantenere operativa l’azienda e, quindi, non diminuirne il valore.


Per fare questo è necessario avviare un piano industriale che passa attraverso la sospensione dell’attività di una decina di filiali (su un totale di 22), le più piccole, mantenendo operative quelle storiche. A chiudere dalla prossima settimana saranno le sedi di Prata, Belluno, Cincenighe, Trieste (una sede su tre), Pianzano, Ponte delle Alpi, Venezia, Vedelago, Tarvisio e Cortina. I lavoratori di queste filiali in parte saranno trasferiti in quelle più vicine geograficamente e che rimarranno in attività e in parte andranno in cassa integrazione. Allo stato nessun licenziamento verrà operato, proprio in rispetto alla volontà dei liquidatori di mantenere il più possibile intatta l’azienda e conservarne il valore.


Su 303 dipendenti in forza oggi al gruppo, circa la metà – anche se cifre precise non ne sono state fornite – dovrebbe essere coinvolta dalla cassa integrazione. La riorganizzazione riguarderà, è stato detto, anche la sede di Sacile dato che, diminuendo l’attività, anche la struttura centrale dovrà adeguarsi.


Nessun problema sul fronte liquidità, l’azienda ha pagato e sta pagando regolarmente gli stipendi e i contributi, e ha raggiunto accordi anche con i fornitori per garantirsi l’approvvigionamento dei magazzini indispensabile per mantenere viva l’attività.


In positivo c’è anche l’interesse di diversi potenziali acquirenti a rilevare il Gruppo Fadalti. Alcuni incontri ci sono già stati, altri sono in agenda per i prossimi giorni, e i liquidatori hanno indicato un termine, quello della fine di dicembre, per cercare di arrivare a una cessione che riguardi l’intera azienda, evitando uno “spezzatino” che non garantirebbe i posti di lavoro e che diminuirebbe il valore complessivo dell’operazione.


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