La difesa di Paolo Calligaris: «Innocente e due volte vittima»

Gli avvocati dell’imprenditore accusato di omicidio hanno confermato l’abbreviato La discussione del pm in programma martedì prossimo. Sentenza entro l’estate
Udine 11 giugno 2019 processo calligaris Agenzia Petrussi foto Massimo Turco
Udine 11 giugno 2019 processo calligaris Agenzia Petrussi foto Massimo Turco



«Questo è l’abbreviato di un innocente, diventato con il passare del tempo a sua volta vittima. E se abbiamo scelto proprio questo rito, pur nella consapevolezza di vedere così ridotte le garanzie difensive, è perché riteniamo giusto che una vicenda che si è trascinata per undici anni, tra archiviazioni e riaperture d’indagine, possa finalmente chiudersi in tempi relativamente ragionevoli». Il collegio difensivo di Paolo Calligaris, l’imprenditore di 49 anni di Cividale accusato di avere ucciso con tre colpi di pistola la compagna 36enne Tatiana Tulissi, la sera dell’11 novembre 2008, nella villa di Manzano dove abitavano, ha spiegato così la decisione di chiedere l’ammissione al rito abbreviato. Scelta confermata ieri, nel corso della terza udienza preliminare celebrata davanti al gup del tribunale di Udine, Andrea Odoardo Comez, dopo le controdeduzioni alle indagini difensive depositate dalla Procura.

Il processo comincerà martedì prossimo, con la requisitoria del pm Marco Panzeri, titolare del fascicolo. La road map predisposta dal giudice prevede altre tre giornate di discussione: il 25 giugno la parola passerà al legale di parte civile, avvocato Laura Luzzatto Guerrini, che rappresenta la mamma di Tatiana, Meri Conchione, e i fratelli Marzia e Marco, tutti presenti ieri in aula; le arringhe dei difensori, gli avvocati Rino Battocletti, Alessandro Gamberini e Cristina Salon, saranno distribuite tra le udienze del 9 e del 16 luglio. Non è escluso che Calligaris, finora assente, decida di presentarsi in tribunale per assistere proprio all’ultima parte della discussione: quella in cui i suoi legali cercheranno di smontare la ricostruzione dei fatti contestata dalla Procura.

L’impianto accusatorio, che per ammissione dello stesso procuratore Antonio De Nicolo poggia comunque su «elementi indiziari», attribuisce all’imprenditore (è titolare dell’azienda Ca’ Tullio, di Aquileia), un impeto di violenza determinato non tanto da una rabbia momentanea, bensì da un’insofferenza profonda, maturata nel tempo rispetto alla sua relazione con Tatiana. Tutt’altra la rappresentazione proposta dalla difesa, che, pur senza anticipare gli argomenti della discussione, ricorda piuttosto «la doppia sofferenza» sin qui patita da Calligaris. «Prima ha perso una persona a lui cara – afferma – e poi si è ritrovato vittima di un processo, che è già di per sé una pena».

E se è vero che il rito abbreviato garantisce lo sconto di un terzo della pena nel caso in cui l’imputato sia giudicato colpevole, sono ancora i difensori a scartare che alla base della scelta vi siano stati calcoli del genere. «Non temiamo la condanna e non puntiamo a una riduzione della pena – affermano a margine dell’udienza –. Siamo anzi convinti che il materiale in atti sia inconcludente. Oggi, ancor più vago e generico di quanto non lo fosse stato già nella prima tornata d’indagini, non a caso concluse con la richiesta di archiviazione». E seguite nel 2016, appunto, dalla decisione di iscriverlo per la seconda volta sul registro degli indagati. Andando a dibattimento, davanti alla Corte d’assise (e, quindi, a una giuria mista formata da giudici togati e popolari) «il processo non si sarebbe concluso entro l’estate, come ha promesso il gup – aggiunge il collegio difensivo –, ma sarebbe andato avanti per un anno e mezzo o due, con un’esposizione pubblica che per lui e i suoi familiari non sarebbe stato più tollerabile».

Intanto, la famiglia Tulissi continua a mantenere una composta riservatezza e ad attendere l’epilogo, almeno sul piano processuale, di una tragedia ancora senza colpevoli, né spiegazione. —

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