La Caffaro Brescia in arrivo a Torviscosa: nuovi posti di lavoro

TORVISCOSA. Pare ormai certa la volontà della società chimica Fedeli di trasferire la Caffaro di Brescia nel sito di Torviscosa, una operazione che, di fatto, consoliderebbe il polo friulano della chimica rilanciandolo nel contesto mondiale anche grazie al nuovo impianto cloro soda della Halo Industry in fase di realizzazione nella cittadina della Bassa.
Se ne è parlato insistentemente in questi giorni a Brescia, in occasione dell’arrivo per il sito Caffaro in amministrazione straordinaria (nulla a vedere con Caffaro Brescia) di 50 milioni per le bonifiche ambientali. Risorse promesse per aprile dal ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti.
Il trasferimento della Caffaro Brescia è però al centro del dibattito politico della città lombarda che non vuole perdere questa importante realtà industriale, soprattutto per le vicende ambientali a essa legate. Evitare, quindi, la chiusura della Caffaro e il trasferimento della produzione nello stabilimento di Torviscosa.
Nel sito torviscosino, la Caffaro Brescia troverebbe anche la materia prima (cloro soda) e, soprattutto, una fonte energetica vicina, oltre agli impianti di Bertolini, socio di Fedeli. La nuova azienda prenderebbe il nome di Caffaro Acque.
L’arrivo a Torviscosa dell’azienda bresciana, che occupa una sessantina di addetti, mentre un’altra trentina sono in cassa in deroga, porterebbe importati benefici economici nella località industriale della Bassa e anche possibili risvolti occupazionali, essendo evidente che non tutti accetteranno il trasferimento in Friuli.
La decisione della Emilio Fedeli di Pisa, società chimica che nel 2011 ha rilevato lo stabilimento bresciano del vecchio sito Snia per 200 mila euro, è legata ai costi energetici insostenibili - 1,4 milioni l’anno - per far funzionare le pompe di captazione dei sette pozzi presenti all’interno dell’azienda. Costi che riguardano il funzionamento delle idrovore che pompano 10 miliardi di litri d’acqua l’anno dalla falda, mantenendola così bassa e tale da evitare gravi rischi di inquinamento ambientale, anche riguardo alla potabilità dell’acquedotto cittadino. Per cui il trasferimento a Torviscosa pare ormai irreversibile.
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