Intercettato dagli investigatori «Si faceva pagare in natura»

SACILE. Fra le quattro donne sfruttate c’è anche il caso di una madre di famiglia che si prostituiva all’insaputa dei suoi familiari.Aveva deciso di esercitare il mestiere più antico del mondo perché piena di debiti e senza entrate.
Non aveva bisogno di soldi, invece, l’imprenditore agricolo sacilese che la polizia ha indagato per sfruttamento della prostituzione. L’ipotesi della Squadra mobile è che si trattasse per l’uomo di una sorta di passatempo per arrotondare.
Da alcune intercettazioni e dalle testimonianze delle prostitute, gli investigatori della Squadra mobile ritengono che l’imprenditore sacilese si sarebbe fatto pagare anche in natura. In altri casi avrebbe ottenuto una piccola parte dei proventi delle prestazioni.
Aspetti che sono in corso di approfondimento da parte degli inquirenti. Non è stato quantificato il giro di affari delle quattro donne. Si sospetta che l’attività fosse in corso da diversi anni.
In altre conversazioni, registrate dagli investigatori, l’imprenditore si sarebbe informato con le prostitute circa la disponibilità di altre donne, loro amiche. Avrebbe, in sostanza, sondato il terreno, per capire se altre ragazze fossero disposte a offrire prestazioni di natura sessuale, ma non risulta agli investigatori della Squadra mobile alcun contatto diretto.
L’imprenditore si sarebbe rivolto alle donne in un linguaggio molto esplicito e scurrile, dando loro consigli sui modi migliori di approcciarsi con i clienti, prima dei loro incontri
Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Matteo Campagnaro, sono ancora in corso. Nei prossimi giorni si terrà l’interrogatorio di garanzia dinanzi al giudice per le indagini preliminari Roberta Bolzoni.
L’indagato, difeso dal legale di fiducia Luigi Ravagna, avrà modo di chiarire la sua posizione. Nulla trapela, in questa fase così delicata, circa la strategia difensiva. L’avvocato mantiene il massimo riserbo.
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