Insegnante ucciso dalla leucemia, aveva 38 anni

Maxime Cella insegnava e scriveva poesie, la malattia se l’è portato via in pochi mesi. Viveva in via Di Giusto a Udine ed era in attesa di entrare di una cattedra di ruolo

UDINE. L’insegnante e poeta Maxime Cella, è morto martedì sera a soli 38 anni dopo aver lottato con tutte le sue forze contro una malattia che lo aveva colpito pochi mesi fa. Una catena di solidarietà di tanti amici gli è stata vicino fino all’ultimo.

Maxime, vive in città, nel quartiere Di Giusto; era un giovane uomo che si faceva volere bene e amare da tutti. Sapeva ascoltare gli altri, dispensare consigli di vita, era un punto di riferimento per saggezza, cultura e sensibilità. Era uno studioso, scriveva e pubblicava poesie liriche a sfondo esistenziale, era un fine intenditore di musica, letteratura, cinema. Maxime amava anche lo sport, quello praticato: il nuoto, il calcio, il crossfit. Non amava, invece, trascorrere il tempo davanti alla televisione, neppure per guardare sport.

Chi l’ha conosciuto lo ricorderà per la profonda intelligenza, il senso dell’umorismo, la schiettezza. Lo si poteva incontrare spesso nelle aule studio e biblioteche udinesi. Dopo essersi laureato, con una tesi in letteratura russa in cui aveva tradotto e commentato un racconto di Platonov, inedito in Italia, aveva sempre continuato a studiare perché gli era impossibile tenersi lontano dalla cultura e dalla bellezza. Non disdegnava, però, alcuni interessi pratici, aveva scoperto una buona propensione alle attività manuali, diceva di averla ereditata dal padre che aveva perso da ragazzo. Amava il buon cibo, se preparato con la giusta attenzione.

Le tavolate della domenica a casa dell’amico del cuore, lo riempivano di allegria. Rispettoso degli animali e dell’ambiente Maxime era vegano da una ventina d’anni. Nonostante non potesse essere definito un attivista, aveva idee chiare su tutto: politica, economia, società. Avrebbe voluto un mondo equo, accogliente, aperto.

La vita non è stata generosa con Maxime, eppure lui l’ha molto amata, ricavandone legami autentici e profondi – ha accudito personalmente la madre finché la malattia gliel’ha permesso – e con gli amici, coloro che ha incontrato da adulto e chi si è tenuto stretto sin da ragazzino. Uno di questi è Daniele Stroppolo, anche lui scrittore, che è stato vicino all’amico di sempre fino all’ultimo. Una amicizia parentale tra i due giovani uomini, contrassegnata da una condivisione profonda di ideali, cultura, e passioni.

Prima di essere colpito dalla malattia Maxim insegnava lingue al carcere di Tolmezzo in attesa di entrare di ruolo nelle scuole statali. La sua scomparsa lascia un grande vuoto in quanti lo conoscevano, “perché la grana fine della sua umanità è cosa rara”. Adesso, ancora di più. Il giorno e l’ora del funerale devono essere ancora fissati.

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