«Si è infilzato da solo»: ai domiciliari un maniaghese di 52 anni

Inasprimento della misura dopo l’aggressione all’ex marito della compagna. Il termine della pena è fissato al 27 dicembre 2026

Silvia Urizzi
Il provvedimento è stato eseguito dai carabinieri di Maniago
Il provvedimento è stato eseguito dai carabinieri di Maniago

 

Perde il beneficio dell’affidamento in prova al servizio sociale dopo una serie di violazioni delle prescrizioni imposte dal tribunale, culminate con l’accoltellamento dell’ex marito della sua compagna. Il Tribunale di sorveglianza di Trieste ha revocato il beneficio a un cinquantadueenne residente nel Maniaghese: sconterà il resto della pena agli arresti domiciliari. Durante le udienze processuali, il cinquantaduenne ha attribuito l’accoltellamento a un incauto movimento della vittima che si sarebbe «infilzata da sola».

Il provvedimento, eseguito su ordine della procura di Pordenone, sostituisce la misura alternativa di cui l’uomo beneficiava dallo scorso settembre. Il cinquantaduenne è stato condannato in via definitiva a 10 mesi di reclusione per atti persecutori, commessi fino a marzo 2019 a San Vito al Tagliamento.

A determinare la revoca del beneficio, una serie di violazioni delle prescrizioni accertate dai carabinieri. L’episodio più grave risale al 15 febbraio scorso. Secondo la ricostruzione dei militari, l’uomo, in violazione del divieto di frequentare locali pubblici e di detenere armi, si era presentato al bar Sorsi e morsi di Maniago. In stato di alterazione alcolica, avrebbe aggredito l’ex marito della sua compagna, colpendolo all’addome con un coltellino.

La vittima ha riportato un ferita giudicata guaribile in 10 giorni. Comparso davanti al giudice, il cinquantaduenne ha respinto le accuse, sostenendo che il proprio stato fosse dovuto a un elevato tasso glicemico legato al diabete.

L’uomo, come detto, ha inoltre affermato che la vittima si sarebbe ferita accidentalmente, finendo contro la lama del coltellino che il cinquantaduenne teneva in mano. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, ad aprile il cinquantaduenne avrebbe nuovamente minacciato la vittima, urlandole in pubblico che gliel’avrebbe «fatta pagare».

Le minacce sarebbero state pronunciate anche alla presenza dei carabinieri intervenuti sul posto. Per il Tribunale di sorveglianza la condotta del cinquantaduenne dimostra il mancato rispetto delle prescrizioni imposte e l’assenza di una presa di coscienza della gravità dei fatti. Si è deciso, quindi, per la revoca della misura alternativa dell’affidamento. Il termine della pena è fissato al 27 dicembre 2026.

 

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