In rete il tributo a Roiatti e martedì l’ultimo saluto

REMANZACCO. «Ci mancherai, Paolo», recitano i messaggi affidati alla sfera virtuale dei social, e la stessa frase risuona nel mondo reale dalla bocca di chi conosceva l’uomo e ne apprezzava le qualità. Per questo saranno in tanti, alle 14.30 di martedì, a partecipare ai funerali di Paolo Roiatti, il 64enne rimasto vittima nella tarda serata di giovedì di un incidente stradale lungo via Orzano, al confine con il comune di Moimacco. E a due giorni di distanza dalla tragedia l’onda dell’emozione, in paese e ben oltre (Roiatti, architetto del verde, era infatti conosciuto su scala provinciale), non accenna a placarsi. Tanti i commenti e le attestazioni di cordoglio postate sul profilo Facebook del professionista, figura notissima e straordinariamente amata per la sua indole carica di umanità e per la sua costante attenzione al mondo dei giovani e del sociale così come a quello della cultura, che a lui deve davvero tanto. Moltissimi i talenti, in erba come affermati, che con Roiatti hanno un debito di riconoscenza: amante dell’arte in senso lato, spaziando dalla letteratura alla musica, fino al teatro, Paolo Roiatti aveva messo a loro disposizione i fascinosi, suggestivi e particolarissimi spazi del Vagone 116, carrozza ferroviaria del 1920 che aveva voluto sistemare nel cortile della propria abitazione (affacciata su una strada dal toponimo quanto mai calzante, via della Stazione) e trasformare in spazio di riflessione, spettacolo, dibattito. La fittissima rete di relazioni umane che il 64enne era riuscito a intessere nel corso della sua vita amplifica, oggi, lo strazio dello strappo, del commiato inatteso e prematuro.
Chiusa nel suo dolore la famiglia ringrazia: il ritratto emerso dai ricordi sull’architetto del verde «ha reso perfettamente – scrive, in un sms, la figlia Marta – l’idea di chi fosse il papà». Resta la memoria, dunque: ed è memoria luminosa, una sorta di eredità spirituale che la comunità di Remanzacco non intende disperdere.
Il creatore del Vagone 116, quel «mecenate» (citando il sindaco Daniela Briz) che ha animato numerosissimi momenti di vita paesana e che colpiva per la sua naturale, innata propensione a filosofeggiare, rimarrà nei cuori di una marea di persone. Diplomatosi geometra, Paolo Roiatti scelse di proseguire gli studi alla facoltà di architettura, all’Università di Venezia. Cominciò poi a lavorare come tecnico edile, ma ben presto i suoi interessi virarono in una direzione ben precisa: iniziò infatti ad appassionarsi alla progettazione di giardini e alle tecniche bonsai. A lui si deve la fondazione del Club bonsai di Udine, che piange oggi la perdita del proprio “maestro”.
L’esperienza nel campo specifico gli permise di mettere a punto – dopo un lungo, paziente lavoro di ricerca e sperimentazione – la tecnica per la genesi della vite mignon, in miniatura, che orna parecchi giardini di Remanzacco ma che fu utilizzata anche in fioriere e aiuole della città di Udine. La passione per la natura e l’intaccabile convinzione che è dovere di ogni adulto occuparsi della formazione di bambini e ragazzi avevano indotto Roiatti a promuovere pure attività di educazione al verde per gli allievi delle scuole.
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