In piazza a Palmanova c’è sempre meno lavoro

PALMANOVA. Mentre le due associazioni di commercianti presenti a Palmanova sono in lotta per stabilire quanto ciascuna di esse sia rappresentativa, ci sono alcune voci che escono dal coro, che non si riconoscono nelle associazioni, che non se ne sentono rappresentate, ma che vogliono raccontare la propria esperienza.
«Il fatto che non siamo iscritti a nessuna associazione e a nessun partito non può impedirci di esprimere le nostre idee. Se c’è un problema, abbiamo il diritto di dirlo». A parlare così è Franca Zizza, titolare, assieme alla sorella, del bar Bonsaj di piazza Grande. «Abbiamo sempre collaborato - racconta -, aderendo alle varie iniziative, e mettendoci anche del nostro. Eravamo, però, in nove a lavorare prima che si prendesse la decisione di chiudere la piazza al traffico, ora siamo in sei e dal 22 febbraio altri 4 dipendenti sono in cassa integrazione. Ciò che mi ha offeso di più, come operatore economico, è sentirmi dire anche che danneggio l’immagine di Palmanova. Ma come? Io subisco le conseguenze di scelte altrui, però, se mi lamento e racconto cosa sta succedendo nel centro storico, sono accusata di rovinare l’immagine della città. È assurdo!».
Franca Zizza ammette che una parte del calo di lavoro è dovuto alla crisi generale, ma non ha dubbi che il colpo di grazia alla sua attività lo abbia dato la nuova viabilità: «Sono i clienti stessi che si lamentano - racconta -. Quelli con i quali c’è un rapporto di amicizia ci spiegano che non vengono più nel nostro locale perché è più comodo per loro andare altrove».
Il problema, sentito anche da altri esercenti di piazza Grande, non è solo la decisione di pedonalizzare il centro cittadino, ma anche la tempistica con cui questo è stato fatto: «Si è chiusa la piazza alle auto - è la lamentela - quando si andava incontro alla brutta stagione, senza che la pavimentazione fosse rimessa a nuovo, senza arredo». «Questa - spiega ancora Franza Zizza - è una piazza adatta ai grandi eventi, non è l’angolino intimo in cui rifugiarsi. Attualmente poi è rotta, è un “cantiere”. Mancano, inoltre, i servizi turistici. Spesso siamo noi esercenti a dare informazioni e ad accogliere i turisti anche per le loro necessità primarie».
Anche David Marshall, del Cucù, vuol dire la sua: «Ho deciso di non aderire a nessuna delle due associazioni di commercianti proprio perché, a mio avviso, sono politicamente schierate, anche se dicono il contrario: questo non fa certamente bene al commercio. Il presidente dell’associazione Attività economiche, Claudio Cedrone, usa la sua carica per dire che non esiste il problema viabilità o che non è prioritario, che ci sono molti commercianti favorevoli. Ma questo non corrisponde alla verità, né tra i commercianti, né tra la gente». E al sindaco fa una proposta: «Se è tanto sicuro che alla gente di Palmanova, a chi ci lavora, a chi la frequenta questa viabilità piace, allora faccia un bel referendum e ci metta a tacere». Dietro le parole una vicenda non semplice: «Per sopravvivere in questo periodo, ho dovuto ridurre l’orario delle mie dipendenti e sono costretto a lavorare io 12-14 ore al giorno. A febbraio ne ho contate 275».
Monica Del Mondo
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