In classe con il cellulare: alle scuole medie scatta la sospensione

UDINE. Il cellulare entra in classe? E fioccano le sospensioni. Già oltre una decina quelle che gli studenti delle scuole medie cittadine si sono visti affibbiare dai dirigenti. Per di più con l’obbligo di presenza a scuola per un corso ad hoc sull’uso dello smartphone, che in aula deve rimanere spento. Ormai la quasi totalità degli studenti delle scuole medie, il 92 per cento, ha il telefonino.
«Mamme e papà cedono alle richieste perché alle scuole medie molti studenti vanno in classe da soli – spiega Vittorio Del Bianco, dirigente del Quarto istituto comprensivo –. E allora sapere che il proprio figlio può essere rintracciato in qualsiasi momento fa stare più sereni. Però c’è una regola: il cellulare in classe non può restare acceso».
Ormai «tutti i ragazzini delle scuole medie vengono a scuola con il cellulare e ci sono casi anche alle elementari – continua Del Bianco –. Con il patto però, esplicitato nel regolamento scolastico, che varcato l’ingresso della scuola, deve restare spento. Se avvertiamo un utilizzo fraudolento, allora interveniamo subito».
Capita che i ragazzi accendano il telefonino durante la ricreazione o in attività un po’ meno sorvegliate e, se pizzicati, arriva subito la sanzione. «Sospensione per un giorno con obbligo di frequenza – assicura Del Bianco –. Per il momento abbiamo registrato un paio di casi. Evitiamo di essere troppo fiscali e se suona perché il ragazzo si era dimenticato di spegnerlo diamo un’altra possibilità».
I problemi nascono quando i ragazzi scattano fotografie o girano brevi video. «È capitato – conferma Del Bianco – che poi queste immagini rubate siano girate fra gli studenti attraverso Whatsapp. Ma si trattava di operazioni ingenue, un ragazzino ha spiegato di avere scattato la fotografia per avere un ricordo».
In questo caso però non c’è nessuna attenuante: sospensione con obbligo di frequenza. «Passano la giornata lontani dai loro compagni, ma comunque a scuola – spiega il dirigente –. Con il coordinatore di sede viene favorita una riflessione sull’utilizzo consono dello strumento e più in generale sulla trasgressione delle regole». Per evitare disguidi, in alcune classi, è stato deciso dai Consigli di raccogliere tutti i cellulari la mattina in una scatola per riconsegnarli soltanto all’uscita».
Al Terzo comprensivo i provvedimenti disciplinari sono stati almeno quattro dall'inizio dell’anno. «La sospensione può portare in estrema ratio anche alla bocciatura – assicura il dirigente, Paolo De Nardo –. Se il ragazzo viene pizzicato più volte con il cellulare acceso in classe può andare incontro a un brutto voto in condotta che pregiudica l’anno indipendentemente dal profitto nelle altre materie».
Anche al Terzo comprensivo la sospensione prevede l’obbligo di frequenza e durante le ore passate lontano dai compagni «si applicano sul corretto utilizzo dello smartphone attraverso un lavoro di ricerca: gli insegnanti propongono del materiale di studio e il ragazzo è chiamato a compilare un decalogo – rimarca De Nardo –. Ne escono opere molto interessanti».
Fra i quattro ragazzi sorpresi con il cellulare acceso impera l’ingenuità: «Hanno ammesso di stare scattando una fotografia – rivela il dirigente del Terzo comprensivo –. Volevano un ricordo. E un altro invece aveva il telefonino acceso appoggiato sulle gambe, ma in quel caso non possiamo sapere quale era il suo intento».
Nonostante al Sesto istituto comprensivo gli studenti siano oltre 300, nemmeno uno ha sgarrato al regolamento inciampando in una sospensione. «Facciamo un attento lavoro preventivo – sottolinea il dirigente, Luca Gervasutti –. Un lavoro che coinvolge sia i docenti sia i ragazzi». Altre cinque le sospensioni per i ragazzi degli altri comprensivi.
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