Immigrati, sondaggio tra gli studenti: "Sono tanti in Italia, non troppi in Friuli"

L’indagine organizzata al liceo scientifico Copernico di Udine. Risposte contraddittorie. Le fonti principali sono i “social”
STIEVANO - AG.ZANGIROLAMI - 05/11/2015 - ARRIVO DEI PROFUGHI ALL'EX BASE MILITARE DI SAN SIRO DI BAGNOLI.NELLA FOTO: i profughi prendono i loro effetti personali.PH ZANGIROLAMI
STIEVANO - AG.ZANGIROLAMI - 05/11/2015 - ARRIVO DEI PROFUGHI ALL'EX BASE MILITARE DI SAN SIRO DI BAGNOLI.NELLA FOTO: i profughi prendono i loro effetti personali.PH ZANGIROLAMI

UDINE. Quasi il 74 per cento ritiene che tv e stampa non permettano di costruire un’opinione completa sull’argomento immigrazione e la gran parte delle nozioni le assorbono dai social media. Secondo loro il fenomeno migratorio assume un aspetto sempre più rilevante nella società, è inarrestabile e imprevedibile, ma è importante che le persone straniere rispettino le regole del Paese ospitante per una buona e civile convivenza.

È uno spaccato autentico e originale quello che emerge dallo studio «Accoglienza e cittadinanza», realizzato dai ragazzi del liceo scientifico Copernico che, coordinati dall’architetto Roberto Cocchi, hanno elaborato – nell’ambito dell’iniziativa «Le scuole per l’Agenda del Futuro-Udine 2024» promossa dal Friuli Future Forum della Camera di commercio – un questionario e una ricerca sulla percezione dei fenomeni migratori.

Seppur effettuato su un campione ristretto, ma omogeneo – la popolazione d’intervistati, un centinaio di studenti del liceo di tutte le classi e nella fascia 16-20 anni – il lavoro consente di sondare il terreno per predisporre uno strumento di rilevazione di attitudini e percezioni dei giovani nei confronti di un fenomeno di grande interesse quale l’immigrazione.

Analizzando le risposte emergono anche situazioni contrastanti: se a livello nazionale i ragazzi ritengono ci siano troppi immigrati (il 56,8% la pensa così) a livello locale la risposta cambia, con il 46,8% dei giovani che osserva non ce ne siano né troppi né pochi in Friuli. «Gli intervistati sono ben consapevoli che il processo non ha reversibilità – spiega il coordinatore del progetto – e, nei limiti della loro acquisizione d’informazioni, sono sufficientemente attenti al tema, abbracciando la dimensione della convivenza».

Per la maggior parte la provenienza delle persone straniere si colloca nei paesi africani e il motivo per il quale intraprendono il viaggio è spesso economico, per sfuggire alla povertà.

Tra le altre opinioni degli intervistati si scopre una generale diffidenza degli italiani nei confronti delle persone straniere, ma i ragazzi ritengono anche che alcune persone provenienti da altri Paesi e continenti siano comunque causa di problemi sul territorio nazionale.

Lo è per il 73,9% e per quasi la metà creano disagi sociali, per altri terrorismo, lavoro nero e, a scendere, malattie e disoccupazione. Il campione si spacca di fronte al mantenimento delle abitudini, religioni e usanze: se per molti (oltre il 40%) dovrebbero essere gli immigrati ad adeguarsi, per altrettanti si dovrebbero adeguare solo alle necessità essenziali.

Non giudicano né positivamente né negativamente i sempre più frequenti matrimoni tra italiani e immigrati, visto che per la stragrande maggioranza non farebbe alcuna differenza o creerebbe pochi disagi avere come vicino un extracomunitario e se il 78 per cento dichiara di conoscerne almeno uno, il rapporto si limita comunque alla superficialità.

Un altro quesito, infine, indaga l’aspetto religioso, dove il 52% considera irrilevante il ruolo che occupa il credo in famiglia ma il dato era necessario a comprendere l’incidenza dei vincoli ideologici nella società moderna. I dati sono stati inseriti e rielaborati in partnership con l’ateneo friulano, con il quale il coordinatore vorrebbe continuare a collaborare ma l’idea è ben più ambiziosa.

«Ci piacerebbe approfondire lo studio allargando il bacino di rilevazione a tutti gli studenti delle superiori cittadine e ai residenti – rileva Cocchi –. I ragazzi mostrano un’apertura di carattere culturale, ma anche la scuola dovrebbe impegnarsi di più a formare cittadini consapevoli».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Argomenti:scuola

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto