Illy ai Dl: non mi presto a questo gioco
Il governatore respinge l'ultimatum. La Quercia: quel pressing è inaccettabile
UDINE. «Non mi presto a questo giochino». Il presidente della Giunta regionale Riccardo Illy dice basta al braccio di ferro messo in atto dalla Margherita, che ormai da tempo - come ha affermato due giorni fa lo stesso presidente - ripete lo stesso ritornello. I Dl, dopo la direzione regionale del partito di lunedì scorso, hanno chiesto ancora una volta a Illy di sciogliere le riserve per le regionali del 2008, ma insistono anche sulla candidatura del vicepresidente della Giunta Gianfranco Moretton alla segreteria del partito. Una eventualità, quest'ultima, che imporrebbe - secondo il presidente - le dimissioni dall'incarico in Giunta ricoperto da Moretton, perchè questi sarebbero stati gli accordi all'avvio della legislatura. Ma la Margherita insiste per l'elezione di Moretton. E il presidente Illy, dopo aver mandato, mercoledì, il messaggio «Uomo avvisato mezzo salvato», ieri ha aggiunto: «A buon intenditor poche parole». Chiarendo subito dopo: «Non mi presto più a questo giochino. Quello che dovevo dire l'ho già detto a suo tempo». Per Illy, dunque, nulla è cambiato rispetto agli accordi iniziali in Intesa democratica, nonostante la Margherita abbia sostenuto che la situazione politica si era modificata.
Basta, dunque, premere per Moretton alla segreteria, quando gli altri partiti della coalizione invece si erano comportati in conseguenza all'accordo già quattro anni fa. E basta anche con la richiesta di sciogliere le riserve, un aut aut che Illy non vuole più sentire. E a difesa del presidente si schierano i Ds. Il segretario regionale Bruno Zvech auspica che «questa storia si chiuda al più presto». E per il capogruppo dei Ds in consiglio regionale Mauro Travanut l'ultimatum della Margherita al presidente Illy «è inaccettabile, le cose son chiare già da mesi. Il presidente fa il suo lavoro, i partiti fanno il proprio, a tempo debito Illy deciderà se guidare ancora la coalizione di Intesa democratica. Stabilirlo ora non avrebbe senso», è quanto sostiene Travanut. La Margherita non deve dimenticare, dice ancora Travanut, che «abbiamo ancora davanti molte leggi da approvare, il presidente deve dare le direttive» e «rispetta gli accordi». Travanut rincara la dose: «Chi sa leggere i segni, e il politico deve saperlo fare, ha già colto da tempo nelle parole del presidente una volontà. I significati sono già in grembo al linguaggio e le forme espresse, nel caso del presidente, sono esplicite».
Dunque «chi continua a pressare», forse «ha altri obiettivi». Circa gli accordi del 2003 messi in discussione dai Dl, Travanut osserva poi che «il presidente è stato fin troppo chiaro, le sue parole - circa gli accordi fatti - sono state esplicite e, per quanto il tempo scorra, gli accordi perdurano finché un fenomeno non si esaurisce». Il capogruppo ds non nasconde la sua delusione: «È banale continuare in questo balletto di parole, sia per chi le dice sia per chi le leggerà. La vicenda si commenta già da sé. Per noi Ds questa partita è definita da tempo». Travanut, infine, solleva un'altra obiezione: «Noi Ds, come i Dl, viviamo una fase di passaggio importantissima per definire le strategie e l'aprirsi alla società del nuovo soggetto politico che sarà qualcosa di piú della semplice somma di partiti. Tutto deve essere, dunque, funzionale alla costruzione del Pd. In questo scenario davvero non capisco come ci si possa tanto accapigliare per la segreteria quando siamo tutti “traghettatori” verso ciò che nascerà. Inquadrata in questo scenario, davvero la battaglia su Moretton segretario non sembra avere senso», conclude.
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