Il terremoto 40 anni dopo nello spettacolo di Collavino

Maniago, stasera alle 20.45 il teatro Verdi ospiterà “Genius loci: dov’era, com’era. A quarant’anni dal terremoto”.

PORDENONE. Stasera alle 20.45 il Verdi di Maniago ospiterà “Genius loci: dov’era, com’era. A quarant’anni dal terremoto”. Uno spettacolo scritto e diretto da Andrea Collavino, con Omero Antonutti, Riccardo Maranzana, Maria Grazia Plos e la corale Renato Portelli di Mariano del Friuli, diretta dal maestro Fabio Pettarin.

L'evento è organizzato dal teatro stabile del Friuli, in collaborazione con Regione e associazione dei comuni terremotati e sindaci della ricostruzione.

Da quarant’anni il 6 maggio è scolpito indelebilmente nella storia del Friuli, nella memoria delle sue genti. L’“orcolat” ha cancellato un mondo che si stava già trasformando a causa del contingente sviluppo economico e industriale: il terremoto è stato un acceleratore di eventi.

Ed è proprio da questa dimensione – tra storia e futuro, memoria e metafora – che il teatro stabile Fvg ha tratto ispirazione per offrire un contributo in occasione del 40º. Un evento spettacolare che abbia valore di testimonianza e riflessione, ma possa soprattutto rappresentare un’occasione di conoscenza di fatti e luoghi, per chi oggi non ne può avere il ricordo.

Collavino ha sviluppato “Genius loci” intrecciando tre linee basate sulla voce: quella musicale del canto eseguita dalla corale Portelli. Poi quella di attori e narratore, che danno voce a una storia parallela, che nell’ordine della metafora racconta di un sisma avvenuto ai tempi della guerra di Troia.

A questa dimensione lontana, s’intreccia la potente verità delle voci del 1976 raccolte da Collavino e Renato Rinaldi. Voci di persone che hanno sofferto sulla propria pelle il terremoto del Friuli, testimonianze di abitanti dei paesi devastati dal sisma, interventi di sismologi come Livio Sirovich e Dario Slejko, che per primi lo “misurarono” e ne localizzarono l’epicentro.

E poi le voci concitate dei radioamatori che si rincorrevano nel tentativo di portare più informazioni e aiuto possibili coi ponti radio, i ricordi di Giuseppe Zamberletti che gestì l’emergenza come commissario straordinario del Governo e i versi di poeti friulani come Ida Vallelugo e Leo Zanier.

«C’è sempre un nesso tra i mondi possibili su questa terra – spiega Collavino nelle note di regia –. Le storie che raccontiamo forse parlano tutte di una stessa storia, che ci riguarda e continua a essere raccontata perché parla di avventura umana, catena di eventi e azioni che costituiscono il vivere. Uno degli eventi più sconvolgenti, inspiegabili e imprevedibili che esistono è il terremoto. Nel 1976, in piena guerra fredda, il terremoto del Friuli accende una gara di solidarietà che comprende mondo occidentale e blocco comunista. Nonostante la reciproca diffidenza, davanti al bisogno c’è una sospensione della belligeranza, che ne palesa anche l’aspetto superfluo. Questi parallelismi c’entrano proprio con il tentativo di familiarizzare con la natura, che a volte sembra nemica, quando invece non è altro che sconosciuta».

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