«Il salario della bidella? 198 euro»

La collaboratrice scolastica è assunta a tempo determinato e mantiene 3 figli

SACILE. Salario mensile di 198 euro e tre bocche da sfamare: una bidella part time tiene botta a scuola. Un caso a Sacile sui difficili mondi dei supplenti, pronti al sacrificio per aumentare il punteggio in graduatoria.

«Servizio di 24 ore al mese – dice la collaboratrice, assunta a tempo determinato –. Devo cumulare punti e fra dieci anni arriverà la nomina in ruolo». Speranze per tirare a campare: quelle di tanti altri nelle bidellerie di 42 istituti nel Friuli occidentale. «Non si vive bene nemmeno con lo stipendio intero di bidello precario – ammetteo Giuseppe Mancaniello, – sindacalista Flcg-Cgil –. Mille euro al mese con famiglia a carico sono una miseria». Mali comuni senza gaudio: ci sono una cinquantina di bidelli in pensione che aspettano da 18 anni il recupero salariale dopo il passaggio dal Comune di Sacile allo Stato. Creditori a vita di circa 30 mila euro a testa?

Dietro ogni precario c’è una storia di vita. «Tanti devono chiedere soldi alla famiglia d’origine oppure si indebitano – racconta Mancaniello –. I bidelli sono una categoria a rischio di tagli agli organici più degli altri profili professionali della scuola, eppure senza di loro le aule non si aprono». Salari spesso al limite della sopravvivenza. «Lo stipendio dei contratti part-time è minimo e buona parte si prosciuga al benzinaio – continua il sindacalista –. I costi delle trasferte casa-scuola si mettono in conto e capitano anche i ritardi nei pagamenti».

La busta paga “magra” è uno schiaffo al lavoro che si misura tutti i giorni con la dignità professionale. L’istruzione ha circa 4 mila dipendenti nel pordenonese e la vita dei precari bidelli, amministrativi, tecnici è sempre peggio: paghe minime, spese a carico per mezzi di trasporto e vitto, stipendi all’osso erosi da tasse maggiorate dall’Irpef.

«Il lavoro a scuola è molto ambito perché una volta raggiunto il ruolo si mette la parola fine all’insicurezza – considera Mancaniello –. Ma i salari sono da fame«. Pensioni al minimo e causa aperta dal 2000 per una pattuglia di ex bidelli liventini e altri 230 in provincia. «La Cassazione ha dato ragione a un dipendente della scuola statale trasferito nel 2000 dagli enti locali – ricordato il sindacalista –. Ci sono 282 ausiliari, tecnici e amministrativi Ata che, trasferiti 18 anni fa dall’ex Provincia e Comuni nelle scuole statali aspettano il recupero economico». Per loro, il transito professionale è stato un salasso. «La sentenza della Cassazione apre uno spiraglio per tanti Ata che in 18 anni hanno perso soldi – dicono alla Flc-Cgil in via Carli –. Ci sono tanti pensionati che chiedono la ricostruzione di carriera». (c.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto