Il sacerdote pianista incanta i ragazzi al Cro «Dalla sofferenza si rinasce uomini nuovi»

LA STORIA
«Una mano misteriosa mi allontanò dalle onde dell’Adriatico: fu il momento di massima sofferenza. Cari amici, la sofferenza è l’occasione d’oro da cogliere per creare un uomo nuovo, come diceva san Francesco». Don Lelio Grappasonno, il parroco musicista, porta la musica dentro il Cro per raccogliere fondi a favore dell’Area giovani. E proprio a loro, ai giovani sofferenti, si rivolge con parole di speranze. Le stesse che, a suo tempo, lo portarono alla conversione.
Tra un brano di Astor Piazzolla – tra il Tango del Angel, commovente omaggio a suor Cristina Greggio, infermiera proprio al Cro e scomparsa pochi giorni fa – e uno proprio, scandisce le tappe della sua vita mentre, al diffondersi delle note, ai balconi del padiglione si affacciano medici, infermieri, ammalati, parenti. Nato a Buenos Aires da genitori abruzzesi emigrati per lavoro, diplomato in pianoforte, ha 29 anni quando, a causa della guerra delle Falkland è costretto a tornare in Italia. «Per pagarmi il biglietto dovetti vendere il pianoforte. Tornai con una valigetta di spartiti e null’altro».
Una coppia di amici argentini gli procurano alcuni concerti in locali, pub, piazze, spiagge, ville venete. E proprio in una di queste conosce il tenore Mario Del Monaco, che lo fa suonare a un suo ricevimento. «Il giorno dopo ero a Milano per incidere il mio primo cd: avevo imboccato la strada che desideravo». Ma il successo non lo realizza, «dietro il mondo dello spettacolo c’era tanta superficialità». Un amico musicista gli lascia una copia del Vangelo, a lui che «non mettevo piede in una chiesa da decenni». Dopo l’ennesimo concerto e una vita sempre più buia, «la mano misteriosa che mi allontana dalle onde dell’Adriatico».
Viene a sapere che a Pordenone c’è un prete carismatico, don Angelo Pandin, e partecipa a una sua messa, a Borgomeduna. «Legge il vangelo di Giovanni Battista che invita alla conversione e lo interpreto come rivolto a me. Dopo messa gli chiedo un colloquio e di confessarmi». Poi torna in Abruzzo e al richiamo delle campane torna in chiesa: «Gesàù Bambino mi guardava». Gli compone una Ninna Nanna, poi compone il Gabbiano, brano del tormento e della serenità, quindi la Trasfigurazione e il ringraziamento a San Francesco: «Non sono un santo, sono in cammino come voi».
Il pianista «mette i suoi talenti al servizio del Regno di Dio», anticipa don Riccardo Ortolan, cappellano del Cro. Don Lelio Grappasonno sente parlare di Medjugorie, ci va, assiste alle apparizioni e proprio lì si sente chiamato: «Il veggente Ivan dice che la Madonna ha bisogno di collaboratori per annunciare il regno dell’amore e della pace. È stato lì che ho deciso di donare la mia vita al Signore. In quegli stessi giorni a Milano mi proposero un buon contratto con una casa discografica. Ma io decisi di firmare il mio contratto con Gesù». —
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