Il postino diventa un amico in tempi di coronavirus: molti lo fermano per scambiare due parole

Lo scampanellio alla porta, anticipato dal rumore del motorino, promessa di una comunicazione cartacea in arrivo, si sono trasformati per molti in un momento tra i più attesi della giornata

UDINE. Caro all’immaginario collettivo prima del coronavirus, il postino lo sarà ancor più dopo, grazie al contributo dato sì in termini di servizio, ma soprattutto di umanità. Lo scampanellio alla porta, anticipato dal rumore del motorino, promessa di una comunicazione cartacea in arrivo, si sono trasformati per molti in un momento tra i più attesi della giornata.

Non tanto per il “pacco” in arrivo quanto per quelle due parole scambiate da una parte all’altra del cancello di casa, divenute all’improvviso merce rara, tanto rara che qualcuno s’è preso la briga d’inseguire il postino per strada pur di vedersele concedere.

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È accaduto davvero in queste tragiche settimane di pandemia. A raccontarlo è la 56enne Alessandra Laghi, responsabile del recapito del Friuli Venezia Giulia di Poste Italiane, ruolo che appena prima d’arrivare in regione ha rivestito a Bergamo e poi a Milano.

Aneddoti? «Mi hanno raccontato di diverse persone che hanno letteralmente inseguito i portalettere costringendoli a fermarsi e spiegar loro che non si potevano avvicinare troppo».

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Udine 09 maggio 2020 Emergenza Coronavirus Covid 19. Gente in centro fase 2. ©Foto Petrussi

L’immagine fa sorridere, ma è indice di quale bisogno di contatto vi sia stato per molti nei giorni dell’isolamento, quando i postini sono all’improvviso diventati gli unici autorizzati a suonare il campanello. Rigorosamente per segnalare l’arrivo della posta, infilata poi nella buca, senza consegne brevi manu né firme.

«Affacciata al balcone la gente si è abituata a guardare il postino lasciare la posta ma non ha rinunciato all’interazione, chiedendo via via notizie di fuori, del paese, in cerca di un contatto, di un’occasione per placare le mille paure alimentate dall’isolamento».



Aneddoti a parte, il recapito in Regione, una partita che interessa 1,2 milioni di abitanti per un totale di 391mila civici, ha vissuto queste settimane al fronte, lavorando no stop per garantire la continuità del servizio. Non senza difficoltà.

Laghi gestisce in Fvg circa 900 persone (per metà donne) di cui 600 portalettere e 300 dipendenti in forze ai centri di distribuzione. «Non ci siamo mai fermati – fa sapere la dirigente –: siamo partiti subito cercando di sfalsare gli orari di lavoro per evitare gli assembramenti dei portalettere in modo che non si incrociassero né in uscita né al rientro.

Abbiamo poi provveduto ad alimentare tutti i centri dei Dpi: mascherine, guanti, gel igienizzanti e fatto sì che questa alimentazione fosse costante e quotidiana, così da garantire la sicurezza dei nostri dipendenti e dei clienti».

«Il servizio non si è mai interrotto – continua Laghi – salvo alcuni sabati in cui non abbiamo consegnato pacchi e quotidiani, ma anche quelli sono già ripresi». È cambiata la modalità di consegna. In ossequio alla parola d’ordine: zero contatti.

La posta è stata generalmente lasciata nella cassetta, salvo patenti, carte d’identità, atti giudiziari e contrassegni. In questi casi il postino si è limitato ad avvisare i destinatari (lasciando un promemoria nella buca delle lettere) rinviandoli all’ufficio postale per il ritiro, con tempi prolungati fino a 60 giorni nel caso di raccomandate, 6 mesi per gli atti giudiziari.

I pacchi hanno avuto un vero e proprio exploit. Specie in montagna. «Abbiamo lavorato volumi simili a quelli prenatalizi – fa sapere ancora Laghi –, ma nonostante il carico siamo riusciti a restare allineati». Tradotto: la posta è stata regolarmente consegnata.

Merito dell’organizzazione e dei dipendenti «che in Friuli – assicura la dirigente – sono davvero attaccati al lavoro e hanno continuato a svolgerlo in modo encomiabile e con grande altruismo nonostante le paure del momento. Facendosi carico, quando necessario, anche di lavoro in surplus per ovviare alle assenze che abbiamo avuto anche noi in questo periodo.

E’ stato ed è un momento difficile, ma sono fortunata. Fortunata a lavorare qui in Friuli Venezia Giulia – conclude Laghi, 31 anni di servizio in Poste Italiane ai quattro angoli del Paese – e fortunata a farlo con queste meravigliose persone».

Un altro esempio? «Il messaggio di un portalettere della montagna che dieci giorni fa mi chiedeva se fosse possibile consegnare una missiva a una signora anziana con tutte le accortezze del caso a dimostrazione del ruolo di facilitatore che il postino si trova a svolgere. Mi è dispiaciuto dirgli di no, ma dobbiamo tenere duro ancora un po’. Abbiamo ottenuto buoni risultati, non possiamo rischiare di rovinare tutto». —

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