Il Friuli piange il Direttore gentile

UDINE. Affidabile, autorevole, leale e rispettoso di tutte le opinioni sono solo alcuni degli aggettivi usati dai rappresentati della comunità friulana che si stringe attorno alla famiglia del suo direttore. Omar Monestier, negli anni, era diventato un figlio di questa terra, un punto di riferimento per i rappresentanti istituzionali, politici, culturali, laici e religiosi che, oggi, in egual misura, si sentono più soli. Si sentono privati della schiettezza di colui che aveva imparato a leggere e raccontare il passato e il presente del Friuli, a delineare i contorni di un futuro che avrebbe voluto interpretare continuando a essere una guida, un faro per i lettori.
«Il direttore Monestier era una persona affidabile che sentivamo vicina, sapeva chiedere e dare, in tutti questi anni non ci ha mai detto un no». Il direttore artistico di “pordenonelegge”, Gianmario Villalta, parla di Monestier come di un amico, di «una persona che sentivamo vicina. Ora ci manca un punto di riferimento importante per quello che fa e rappresenta pordenonelegge». Pure lo staff di vicino/lontano «una perdita enorme per il giornalismo e per la cultura. Era una grande professionista sempre vicino al nostro Festival, al quale portava ogni anno, con sincero piacere, il suo brillante contributo». Il direttore arrivato da Belluno mancherà pure agli autonomisti: «Con lui – ricorda il giornalista Andrea Valcic – il confronto era franco, lo era stato fin dall’inizio, era curioso, rispettoso degli altri e di tutte le nuove iniziative. Alle volte diceva “fate bene ma sarà dura”, non ha mai negato né alla Patrie dal Friûl né a Glesie furlane il suo riconoscimento e aiuto. La sua era un’attenzione sincera mai acritica». Altrettanta riconoscenza la esprime il direttore di Radio Onde Furlane, Mauro Missana, ancora preso dai ricordi della consegna dei premi Merit furnal condotta assieme a Monestier. «in quell’occasione, Monestier aveva apprezzato il mio abbigliamento invitandomi, strappandomi una promessa in tal senso, a indossare ancora lo stesso completo anche in futuro». Missana vorrebbe poter mantenere la promessa: «Avrei indossato ogni giorno giacca e cravatta se questo fosse stato sufficiente a evitargli di passare oltre» ripete il direttore di Radio onde furlane nel ricordare il garbo con cui Monestier comunicava le sue ragioni quando non condivideva quelle degli altri. «Fin dal suo arrivo in Friuli si era avvicinato alla radio, ha utilizzato noi anche per capire cosa ci muoveva. Era una persona intelligente, splendida, puntuale che cercava di capire le cose». Missana ricorda e apprezza quando il direttore del Messaggero Veneto «decise di ridurre la parola Veneto nella testata, ne avevamo parlato, voleva dare al giornale un ruolo di quotidiano del territorio».
Nel suo raccontare il territorio, Monestier cercava anche il confronto con i giovani, lo faceva come fosse il padre di tutti i ragazzi che si avvicinavano al giornalismo attraverso le pagine del Messaggero Veneto scuola. In questa veste lo ricorda il presidente della Fondazione Friuli, Giuseppe Morandini. «Ho apprezzato il suo modo di essere direttore di uno e poi dei due quotidiani della regione nell’attenzione che riservava ai giovani. Il Messaggero veneto scuola è cresciuto grazie alla sua passione. Ricordo con commozione i saluti iniziali all’avvio dello scorso anno scolastico e con tanta nostalgia gli ultimi in cui si congedava dandoci appuntamento all’anno successivo». Il tono di voce di Morandini di abbassa anche questo è un modo di mimetizzare la commozione che coglie buona parte delle persone quando ricordano la persona che era Omar Monestier, l’instancabile direttore che amava il suo lavoro. Lo lasciava intendere quando ripeteva che ancora si divertiva a fare il giornalista. Si divertiva a tal punto da riuscire a trasmettere la passione per quello che stava facendo ai lettori, ai collaboratori e ai colleghi. Oggi sono in molti a iniziare i messaggi di cordoglio con “caro Omar”, tra questi il commercialista Alberto Maria Camilotti che da presidente dell’Ordine aveva avuto modo di apprezzare le qualità del direttore Monestier. «Ci hai sorpresi tutti, come sempre come da tua abitudine. Ho avuto modo di conoscerti nel periodo in cui istituzionalmente ho rappresentato i dottori commercialisti udinesi e hai lasciato in me all’inizio un sentimenti di diffidenza o di sfida verso una categoria professionale, poi, conoscendoci, un atteggiamento di collaborazione e di reciproca fiducia» scrive Camillotti non senza ringraziare Monestier «per gli stimoli sempre pungenti e per la collaborazione leale sia dal punto di vista istituzionale ma poi anche personale. Ho apprezzato molto le tue doti di fine comunicatore e attento conoscitore della realtà che ti circondava».
La schiettezza, l’autorevolezza e la lealtà del direttore Omar Monestier viene apprezzata anche da Loris Tramontin, patron di Azalea.it: «Lo conobbi nel 2012, durante la sua prima esperienza da direttore del Messaggero Veneto, e di lui mi colpì la curiosità, la vivacità con cui faceva domande per conoscere fin nei dettagli il mestiere del promoter. Pensai che era quello il suo fine: sapere, conoscere le realtà che lo circondavano per diventarne parte. C’è riuscito e resterà un esempio». Lo sarà sempre perché il direttore arrivato da Belluno ha saputo essere parte della comunità che raccontava.
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