Il Friuli abbraccia i Vigili del Fuoco, in 1.500 a Gemona per il 50° anniversario del sisma: «Ci avete aiutato a rinascere»

Il 29° raduno nazionale si trasforma in un commovente tributo ai "caschi rossi" che scavarono tra le macerie del 1976. Il nucleo SAF srotola il Tricolore dal Castello, mentre sfilano i veterani dell'emergenza. Il sindaco Revelant conferisce la cittadinanza onoraria: «Siete la pagina più bella d'Italia»

Viviana Zamarian

 

 

Il grazie di Gemona ai vigili del fuoco ha la voce di Luigina che nel 1976 era una bimba e che se li ricorda bene gli aiuti ricevuti nella sua Ospedaletto. Lei, quel lavoro senza fine di chi indossava la divisa da pompiere, non lo dimenticherà mai. «Grazie grazie» dice commuovendosi. «Grazie per quello che avete fatto» repete mentre sfilano tra gli applausi, al 29° raduno nazionale dedicato all’anniversario dei 50 anni del sisma e diventato occasione per celebrare anche i valori fondanti del Corpo: servizio, professionalità, solidarietà e coesione.

In piazza del Ferro

Non è solo la piazza di Gemona, ieri è diventata la piazza del Friuli. Ed è qui che si sono riuniti oltre 1.500 partecipanti. Ci sono le autorità, accanto al sindaco Roberto Revelant e a tanti amministratori comunali, l’assessore regionale Barbara Zilli, il capo del Corpo nazionale Eros Mannino, il presidente dell’Associazione nazionale vigili del fuoco, Enrico Marchionne, il prefetto Domenico Lione, la comandante dei vigili del fuoco di Udine, Alessandra Bascià. Ci sono i labari delle associazioni, colonna portante di Gemona. La mattina viene scandita dai tamburi del gruppo Historica Tympana Glemonae. Ci sono anche i mezzi storici nella sfilata che ha rappresentato il culmine di quattro giornate dedicate alla memoria e alla sicurezza.

Il tricolore

Il castello di Gemona si veste con il Tricolore per celebrare ancora una volta il legame indissolubile tra il Corpo e la terra friulana. Prima dell’avvio della sfilata il nucleo Saf dei vigili del fuoco di Udine si è calato dalla torre con una grande bandiera italiana. Si è voluto così onorare lo spirito di servizio di chi, tra il 1976 e il 1984, mobilitò migliaia di giovani e professionisti per la ricostruzione del territorio.

I ricordi

Sfilano per le vie di Gemona i “caschi rossi” del Friuli Venezia Giulia, sfilano i colleghi arrivati da tutta Italia e le delegazioni estere che parteciparono ai soccorsi dopo il sisma. C’è chi con sé, ha portato alcune vecchie foto in bianco e nero. Ha 82 anni Adriano Gori, fece parte della seconda squadra che arrivò qui da La Spezia dopo il 6 maggio 1976. Ce le mostra, ci sono i mezzi che operano tra case sventrate, ci sono i volti di chi sgombera i calcinacci, di chi ha salvato tante vite. Cerca di riconoscere tra le vie di oggi vestite a festa le strade di allora sepolte dalle macerie.

Negli occhi di Luviero Lucertini, con accanto le figlie Emanuela e Carla di Ancona, ci sono ancora le immagini, indelebili, della distruzione. Fu mandato a Venzone da Bologna. «Abbiamo sfilato le 1.200 canne dell’organo», racconta, «siamo tornati per rivedere i luoghi di allora. Ero qui quando arrivò la seconda scossa, ero seduto su tavolino ed è partito via». «Ci teniamo ad accompagnarlo ai raduni» dice Emanuela che indossa la divisa operativa, «perché aiuto a organizzare le pompieropoli e cerco di dare sempre una mano».

Gli interventi

«Cinquant’anni fa eravamo giovani e pieni di entusiasmo nel correre a portare soccorso», afferma il presidente Marchionne. «Ricordiamo di aver condiviso il filo rosso del dolore per le perdite umane e per le immani devastazioni subite», dice, «In Friuli l’apparato di soccorso è stato imponente e immediato. Sappiamo che dovremmo affrontare altre dure prove, ma per la gente e insieme alla gente i vigili del fuoco ci saranno sempre». Un Corpo in continuo aggiornamento «storicamente alla ricerca di soluzioni adeguate per far fronte alle emergenze per riuscire a essere il più efficaci possibili» spiega il capo del Corpo nazionale Mannino. «Questo è un momento per dire grazie per la straordinaria solidarietà ricevuta», afferma il sindaco Revelant, «i vigili del fuoco hanno visto la distruzione totale della nostra città e del nostro Friuli.

Il grazie di Gemona ai vigili del fuoco

Avete visto spirare vite umane ma avete aiutato chi aveva perso tutto grazie al vostro instancabile sacrificio e ve ne saremo grati per sempre. Siete una delle più belle pagine del nostro Paese, quell’Italia di cui siamo orgogliosi di appartenere che sta sempre rialzarsi anche nei momenti di difficoltà». «Il messaggio che parte da qui è un messaggio di coesione e di rispetto per chi veste una divisa e rischia la propria vita per salvare il prossimo – riferisce l’assessore regionale alle Finanze Barbara Zilli –. Viviamo in questo 50° anniversario del sisma una dimensione doverosa di ricordo, ma anche una prospettiva di futuro, fatta di sinergia e solidarietà, che coinvolge i tanti giovani consapevoli che il Friuli è ciò che è grazie anche alla grande opera e al sacrificio dei vigili del fuoco». «La presenza del Corpo, ieri tra le macerie e oggi nelle attività di prevenzione, rimane per i friulani un esempio concreto di sussidiarietà e vicinanza dello Stato ai cittadini» conclude Zilli.

Uno per tutti

“I vigili del fuoco hanno visto, hanno pianto. Uno per tutti”. Era una scritta comparsa in un caseggiato gravemente danneggiato a Gemona. Ieri ricordata perché rappresenta l’essenza della giornata di ieri. La forza che spinge i vigili del fuoco a soccorrere, a intervenire in contesti pericolosi, a proteggere chi ha bisogno. «Con il conferimento della cittadinanza onoraria, Gemona e il Friuli sono casa vostra», conclude Revelant.

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