Il Comune vende quote di Udine-Gorizia Fiere per oltre 800 mila euro
/ MARTIGNACCO
Il futuro della società “Udine e Gorizia Fiere Spa” non riguarda solo Cciaa e Comune di Udine.
Nella compagine sociale, infatti, c’è anche il Comune di Martignacco, che dal dicembre 2019 ha deciso di mettere in vendita le sue quote, pari al 15,72% del capitale sociale (per un valore di 878.850 euro). Il primo settembre 2020 alle 10, nella sala giunta del municipio, è fissata la prima asta pubblica per riuscire a piazzare le 957.800 azioni del socio pubblico. Il termine per la presentazione delle offerte è il 31 agosto alle 12. Come già accaduto per il Comune di Udine, è probabile che l’asta vada deserta. Però si tratta di un passaggio obbligato da parte dell’ente pubblico, come previsto dalla legge Madia, che impone a un Comune di dismettere la quote di partecipazioni in società con un bilancio stabilmente in perdita. In realtà Udine e Martignacco hanno tutto l’interesse a restare tra i soci dell’ente fiera per pianificarne le strategie di rilancio. Un tema che nelle ultime settimane è stato molto dibattuto in Comune di Udine, con l’intervento in commissione dell’amministratore unico Lucio Gomiero. È stato lui ad ammettere la volontà di cercare un accordo di fusione con Pordenone Fiere per allargare gli orizzonti di “Udine e Gorizia Fiere” Spa, spiegando anche l’intenzione di dare una nuova prospettiva a una parte degli immobili della fiera, riservandoli al mondo della formazione. «Il primo nostro auspicio è che tutti gli attori interessati al futuro della fiera tornino a sedersi attorno a un tavolo per discutere di presente e di futuro – chiarisce il sindaco di Martignacco, Gianluca Casali –. Oltre ai soci principali ci dovrà essere anche la Regione Fvg, che pur non avendo quote del capitale sociale, detta le linee di indirizzo».
Sull’ipotesi di fusione con Pordenone Fiere, Casali ha le idee chiare: «Per tale scopo c’è già un primo stanziamento della Regione di 500 mila euro – ricorda –. Da parte nostra crediamo che un avvicinamento con Pordenone non voglia dire dismettere il quartiere fieristico udinese, al contrario, unire le forze per ridurre i costi e aumentare l’appeal. Crediamo sia questa la strada più giusta per perseguire un rilancio dell’ente fieristico». Casali è convinto che il momento sia quello giusto per fare sistema a livello regionale: «Se le fiere attraversano un momento difficile, proviamo a immaginare come utilizzare in maniera più produttiva una parte dei padiglioni: l’area resta strategica e baricentrica. Ovviamente, senza escludere alcuni appuntamenti fieristici su temi specifici». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








