Il cedro secolare di Villa Dora sta morendo

Giorgio Coianiz denuncia: tutto a causa di interventi che hanno danneggiato le radici

SAN GIORGIO DI NOGARO. Dopo circa 130 anni il cedro di Villa Dora di San Giorgio di Nogaro è giunto alla fine: della sua maestosa chioma rimane in vita un solo ramo con pochi aghi verdi. Una fine annunciata che ha spinto Giorgio Coianiz, perito agrario e naturalista che negli ultimi anni ha tentato di salvare questa pianta secolare, a scrivere una lettera al sindaco Pietro Del Frate in cui esprime tutta la sua rabbia.

«Nel 2004 - racconta - il servizio fitosanitario regionale, tramite l’ispettore Giancarlo Stasi, constatò il deperimento del cedro di Villa Dora certificando che le cause delle forte sofferenza vegetativa erano imputabili ai danni subiti dalle radici e dal terreno in cui queste si svilupano. Nella parte opposta all’edificio della biblioteca, infatti, l’apparato radicale della pianta era stato danneggiato seriamente dai lavori edili che erano stati eseguiti nella villa. Inutili i tentativi di rimediare di due ditte specializzate chiamate per salvare il cedro».

«Nel 2006 - ricorda - avevo chiesto all’allora amministrazione di effettuare personalmente qualche tentativo di dendrochirurgia e di concimazione per tentare un nuovo salvataggio. Va sottolineato che incredibilmente non esiste alcun vincolo paesaggistico per questa o per altre piante monumentali del Comune di San Giorgio».

Coianiz ricorda che con l’aiuto degli operai del Comune effettua personalmente il taglio dei rami superiori, ormai deperiti per la mancanza di spinta propulsiva della linfa dovuta al taglio delle radici primarie. «La pianta - dice- possiede ancora radici secondarie che riescono ad alimentare i rami inferiori, ma ormai per il cedro è giunta la fine: resiste un solo ramo con pochi aghi vitali. Ritengo che sia stato piantato nel 1886 (certamente è ultracentenario), ma tra poco lo sapremo con certezza leggendo il numero degli anelli quando il tronco verrà tagliato».

Il naturalista propone di sostituire il cedro, una volta morto, con un gelso, unica pianta secolare che ancora si può trapiantare. O in alternativa - propone polemicamente - con una palma «pianta notoriamente autoctona».

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto