Ideal Standard: via il presidio da Orcenico

ORCENIGO. «Inaccettabile» che dopo che l’azienda aveva accettato l’invito del governo e dei sindacati «sospendere la procedura di mobilità già avviata per il sito di Orcenico al fine di ricercare soluzioni meno traumatiche di gestione delle eccedenze occupazionali e favorire il recupero almeno parziale dei posti di lavoro attraverso progetti di reindustrializzazione, che siano proprio le organizzazioni sindacali a frapporre ostacoli al ricorso alla cassa integrazione in deroga».
A dirlo, anzi a scriverlo nero su bianco in una lettera inviata a tutti gli attori coinvolti (dai ministeri alle Regioni, dalle segreterie nazionali a quelle provinciali, da Confindustria alle Rsu...) è la stessa Ideal Standard che definisce «inaccettabile» anche il blocco delle spedizioni delle merci «attuato dai lavoratori di Orcenico ormai da 7 settimane mentre azienda, istituzioni e sindacati stanno adoperandosi per la ricerca di soluzioni di tutela in loro favore».
Nel documento l’azienda conclude rilevando come «condizione imprescindibile affinchè si possa riprendere il percorso interrotto il 13 gennaio e perfezionare la procedura di cassa nel summit del 21 gennaio, sia il ripristino in tutti i siti di Ideal Standard della piena e regolare operatività, in particolare nel sito di Orcenico dove devono essere garantite le normali attività di produzione, di sviluppo prodotto e tutti i processi collegati, compresi la logistica e le spedizioni».
Della gravità della situazione sono consapevoli i sindacati provinciali, i quali ricordano come «la vera emergenza è garantire una soluzione salariale a 450 lavoratori che rischiano il licenziamento. Tutto il resto viene dopo».
I segretari provinciali di Femca Cisl, Filtcem Cgil e Uiltec Uil, Franco Rizzo, Giuseppe Pascale e Maurizio Sacilotto, in questo momento non affilano le armi nei confronti dei coordinatori nazionali (rei, secondo chi ha assistito al vertice al ministero del Lavoro dell’altro giorno, di aver impedito la firma in calce all’accordo sulla cassa in deroga che era già stato definito, ndr) ma spiegano di averli investiti della questione invitandoli a far sì che il 21 gennaio, data in cui è stato riconvocato il tavolo, si arrivi ad una soluzione che metta in sicurezza i 450 lavoratori di Orcenico.
«Li abbiamo sollecitati - spiegano i segretari provinciali - a concludere la trattativa tenendo ben presente qual è la situazione in cui versano i dipendenti dello stabilimento pordenonese sui quali pende la spada di Damocle della procedura di mobilità. Quindi - ribadiscono - la cassa in deroga va portata a casa perché coinvolge 450 persone che, dal primo gennaio, di fatto sono senza copertura. Nel caso in cui non si chiudesse con un’intesa, ci troveremmo dentro il meccanismo dei licenziamenti di 450 persone perché la procedura di mobilità, che è stata “congelata” proprio in prospettiva dell’ammortizzatore in deroga, verrebbe immediatamente ripristinata».
Responsabili del mancato accordo sono le richieste di ulteriori garanzie giunte da Trichiana che vuole certezze sul trasferimento degli impianti oggi operativi a Orcenico, nello stabilimento veneto. Questione che era già stata affrontata a dicembre al Mise (il ministero dello Sviluppo economico) quando l’azienda aveva precisato che, nel caso in cui fosse andata a buon fine la trattativa per la cessione di Orcenico, i macchinari necessari a portare a saturazione lo stabilimento di Trichiana sarebbero stati acquistati.
L’impossibilità di inserire questi elementi in un’intesa sulla cassa in deroga, ha portato alla mancata firma in calce all’accordo che era già stato formalizzato in un testo. Cosa che ha ulteriormente gettato sull’orlo del baratro i lavoratori di Orcenico che da mesi stanno battagliando per impedire che lo stabilimento venga chiuso e i 450 posti di lavoro siano cancellati. Ma senza intesa sulla cig, il presidio non verrà smantellato. (g.z.)
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