I turchi offrono 9,4 milioni e s'aggiudicano l'asta per la Tecnolines

Tre big del settore si sono sfidati ieri all’asta per aggiudicarsi la Tecnolines Italia, storica azienda pordenonese che fa gola per le commesse milionarie in qualità di fornitore accreditato di Terna spa. All’ottantesimo rilancio, dopo un’ora e quaranta minuti di tenzone, l’ha spuntata Baris Karabag, ad della Mitas energy di Ankara, con un’offerta di 9,4 milioni di euro, quasi il triplo del prezzo a base d’asta.
I contendenti. Nell’aula Bachelet, di fronte al giudice delegato Roberta Bolzoni e al commissario giudiziale Francesco Dimastromatteo, si sono schierati i tre contendenti e sono state aperte le buste sigillate con la ceralacca rossa.
La Generali costruzioni ferroviarie spa di Roma, 440 milioni di bilancio consolidato nel 2018, ha presentato un’offerta di 4.050.000 euro. In aula si è presentato per la Gcf Alessandro Rossi, procuratore speciale di Edoardo Rossi. La gara partiva dai 3,6 milioni proposti dalla multinazionale turca guidata da Baris Karabag, figlio del fondatore del Mitas group. L’imprenditore era affiancato dalla ceo Aylin Var e dall’avvocato Paolo Dell’Agnolo.
Terzo sfidante la Balvano srl con sede a Potenza, che però ha dichiarato di concorrere per sé o per persona da nominare entro 7 giorni. La procura speciale però era stata rilasciata da Alessandro Cassina di Costruzioni tecno elettriche spa, uno dei competitor di Tecnolines.
Gli osservatori. La Cebat srl di Roma ha inviato invece due osservatori, senza però partecipare all’asta. Entro 30 giorni, infatti, è possibile fare una nuova offerta, che superi la cifra dell’aggiudicazione di almeno il 10 per cento (e con cauzione del 30 per cento) per riaprire i giochi.
La sfida. Alle 14 il giudice Bolzoni ha dato il via alle danze. Ecco le regole: rilanci di almeno 10 mila euro, 120 secondi di tempo per decidere se rialzare o fermarsi. Tre sfidanti, tre strategie diverse. Il delegato di Balvano, il primo a rompere il ghiaccio, ha insistito fino allo sfinimento con rilanci di 10 mila euro, finché, alla sua 63esima puntata, non ha desistito, fermandosi a 7,51 milioni.
I due delegati di Gcf, invece, hanno innalzato la posta con rilanci consistenti secondo una loro studiata e più rarefatta frequenza, confrontandosi, sottovoce, sui rispettivi calcoli, vergati fittamente l’uno sul retro di uno scontrino, l’altro su un foglio protocollo.
Karabag, con il sorriso sulle labbra, scriveva con la stilografica su un foglio le cifre a sei zeri dei rilanci, lasciando all’avvocato Dell’Agnolo il compito di declamarle. Un pubblico di avvocati e addetti ai lavori ha assistito all’appassionante testa a testa milionario fra Gcf e Mitas tra soffocate esclamazioni di stupore. L’ultimo affondo di Gcf si è fermato a 9,2 milioni. Dopo il rilancio di 200 mila euro di Mitas, il rappresentante della società di Roma ha alzato bandiera bianca, facendo un cenno di diniego con la mano.
Il futuro. L’imprenditore turco ha le idee chiare. «Per noi – ha spiegato Karabag – la Tecnolines è strategica, lavoriamo nello stesso settore, produciamo carpenteria metallica per i tralicci e dunque abbiamo un’attività complementare. Per noi è una grande opportunità essere qui in Italia».
La Mitas industry è già proprietaria della Siderpali di Anagni, che produce pali poligonali e carpenteria metallica. «Vogliamo espanderci e dunque ci sarà bisogno di nuovi dipendenti», ha annunciato l’ad di Mitas, 42 anni. Farà la spola fra Ankara e Pordenone per seguire la nuova azienda. «Ho cominciato a lavorare nella compagnia di mio padre e sembra proprio che così sarà fino alla fine».
Ci saranno dunque nuove assunzioni. Grazie al concordato preventivo a continuità indiretta di Tecnolines srl, seguito dagli advisor Alessandro Da Re e Marco Fiorani, sono salvi 50 posti di lavoro. Con i soldi della vendita delle quote societarie, «potrà essere soddisfatto – ha sottolineato Da Re – il 52 per cento dei creditori».
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