I resti dei parenti in una fossa comune

LATISANA. Una fossa comune. Come in guerra. Senza nomi. Senza fiori. Senza ricordi. È quanto è toccato a quei poveri morti i cui parenti non ne hanno reclamato i resti, durante le operazioni di estumulazione programmate dall'amministrazione comunale per reperire nuovi spazi: 270 salme di persone morte fra i 40 e i 50 anni fa, 270 famiglie che nessuno ha avvisato - difficoltà a rintracciare gli eredi, hanno detto in municipio - preferendo apporre, circa un anno fa, degli avvisi all'ingresso del cimitero e sulle tombe oggetto di estumulazione.
Amara la sorpresa per diverse persone, che hanno scoperto cos'era accaduto ai loro congiunti solamente in questi giorni, recandosi in cimitero, per un saluto a chi non c'è più. Inutile anche rivolgersi al Comune, come ha fatto più di qualcuno: i resti ormai sono nella fosse comunale. In elenco c'è solo l'elenco per sapere chi c'è in quel buco. Nemmeno una comunicazione scritta a quei parenti che entro i termini prestabiliti non si sono presentati, molto probabilmente perché all'oscuro dei progetti del Comune, magari perché residenti lontano da Latisana, ma comunque desiderosi di continuare a dare degna sepoltura a nonni e genitori. Per loro, per questi morti non reclamati, il Comune ha deciso che l'eterno riposo debba proseguire dentro una fossa comune: un ossario a terra, ricavato sotto il colonnato dei loculi della parte sud del cimitero cittadino.
Un avviso, con l'elenco dei morti interessati dai lavori di esumazione, realizzati fra febbraio e marzo scorsi, era stato pubblicato a fine gennaio nel sito internet del Comune e precisava che «i resti dei defunti, in mancanza di indicazioni o espressioni di volontà diversa da parte dei parenti, verranno raccolti e depositati nell'Ossario comune del cimitero». E le foto, le lapidi, o eventuali monumenti? Il Comune di Latisana li ha conservati per trenta giorni, dopo i lavori e poi o sono stati distrutti o - si legge ancora nell'avviso del municipio - nel caso di oggetti di valore rinvenuti, nel corso dell'esumazione e o estumulazione, in assenza di familiari, sono rimasti depositati per trenta giorni, scaduti i quali sono diventati di proprietà del Comune.
E quei parenti che invece, fortunati loro, magari residenti in zona o in visita in cimitero prima dell'intervento di esumazione si sono presentati in Comune per trovare uno spazio dove lasciare i resti dei loro congiunti, lo hanno fatto a caro prezzo: una cella ossario, in sesta fila, quindi nemmeno tanto agevole da raggiungere, è stata pagata 500 euro. E vero che la nuova concessione dura altri 50 anni, tuttavia spostare due genitori o qualche nonno è costato davvero caro alle famiglie. «Chi non rispetta la morte, andrà incontro alla morte morale»: lo diceva Ungaretti un secolo fa, eppure sembra un giudizio molto attuale.
Paola Mauro
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