I liceali dello sport snobbano Scienze motorie: è troppo difficile trovare lavoro in quel settore

La “carriera” in scienze motorie non sembra essere tra le corde dei maturandi del liceo scientifico con indirizzo sportivo Volta. Pochi futuri professori di educazione fisica, insomma, tra i ragazzi del liceo privato: meglio le scienze mediche, psicologia o le materie economiche.
In questi giorni, si sono concluse le prove orali degli studenti dell’istituto di viale Ungheria e, a sentire i loro commenti nei corridoi delle aule degli esami, sembrerebbe che nessuno - sono una ventina - al momento, sia intenzionato a iscriversi ai corsi di laurea in Scienze motorie che hanno assunto le funzione dell’Isef (Istituto superiore di educazione fisica) intraprendendo così il percorso di studi che è la naturale prosecuzione del quinquennio. Certo, la passione per lo sport, motivo per il quale avevano scelto la scuola, rimane sempre, ma chi non ha già la strada spianata nel mondo sportivo preferisce portare avanti la propria disciplina più come hobby, e non considerarla una fonte di reddito.
Compagni di classe come Elisa Rovere, campionessa della corsa under 19, o Guglielmo Vicario, giovane calciatore diciannovenne in serie D, non si porranno troppe domande sul come impegnare i prossimi anni, ma tutti gli altri sì. Il sogno di Giada è quello di entrare a far parte del gruppo sportivo “Fiamme oro” della polizia e parteciperà alle selezioni, a Roma, per il reclutamento di nuovi sportivi riconosciuti di interesse nazionale dal Coni o dalle Federazioni sportive nazionali, anche se sa che sarà un'impresa ardua e ha già in “cassetto” il piano b. «La squadra sportiva di atletica sarebbe la mia massima ambizione - racconta, - ma è molto complicato arrivarci, dunque, come alternativa, sceglierò scienze infermieristiche: mi piace e penso offra opportunità concrete. Avrei scelto scienze motorie, ma pensando al futuro non è l’ideale; non c'è posto per questi insegnanti». Anche Alice, ballerina di danza classica, alle punte preferirà, come Cecilia, i libri di Freud: «Insegnare danza è difficile e non tutte arrivano ai massimi livelli, meglio scegliere altro». Matteo, che ha da poco terminato l’orale, aveva deciso di frequentare il Volta anche perché il corso permetteva di studiare le materie scientifiche e contemporaneamente dare libero sfogo, durante le ore curricolari, alla passione per il movimento». Ora però si cambia rotta: «Vorrei indirizzarmi al settore finanziario o qualcosa che abbia a che fare con il marketing - afferma - ma deciderò durante l’estate. Una cosa è sicura: non rimarrò a Udine». A parte Harley che proseguirà a filosofia, «più della metà è destinata a facoltà come medicina, o comunque corsi in ambito sanitario» assicurano gli studenti.
Floriana, invece, è pronta per partire per Trieste, dove si iscriverà alla facoltà di matematica e si vorrebbe specializzare in fisica quantistica. «Questa scuola dà la possibilità di portare avanti due passioni, quella per lo sport e quella per le materie scientifiche», osserva la ragazza; «ma, aldilà dell’atletica, la matematica è quello che mi riesce meglio e mi darà più possibilità di trovare lavoro». Insegnare educazione fisica, quindi, magari no, forse meglio puntare su numeri e formule: «Di docenti di matematica - aggiunge Floriana - alla fine, ne servono sempre». (g.z.)
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