I genitori di Giulio Regeni: no a fiction su nostro figlio

Per la famiglia è prematura la realizzazione di speciali sul ricercatore friulano. Il consulente egiziano Abdallah condannato ad altri 15 giorni di carcere

UDINE. Da una parte il ringraziamento per quanti, in questi mesi, si stanno battendo perché dall’Egitto arrivi, finalmente, la verità sull’omicidio di Giulio Regeni, dall’altra la sottolineatura, pur con tatto, di come venga giudicata prematura al momento qualsiasi ipotesi di realizzazione di fiction – o pubblicazioni – sulla tragica vicenda del dottorando di Cambridge.

Mamma Paola e papà Claudio sono tornati a parlare, ieri, e lo hanno fatto, ancora una volta, per bocca del proprio legale, l’avvocato Alessandra Ballerini. «I genitori di Giulio Regeni – si legge nella nota diramata – ringraziano tutte le persone e i gruppi che, in questi mesi, da ogni parte della terra, hanno manifestato la loro vicinanza e solidarietà attraverso appelli, lettere, convegni, eventi pubblici e azioni spontanee che vanno moltiplicandosi col trascorrere dei giorni.

È ovviamente impossibile per la famiglia Regeni partecipare a tutte queste iniziative, tuttavia si chiede a tutti i promotori di poter conoscere tempestivamente contenuti e obiettivi di tutti gli incontri e le attività via via in programma espressamente dedicate a Giulio».

La famiglia Regeni, inoltre, «nel massimo rispetto della libertà d’informazione, di espressione e di ricerca, giudica prematuri i tempi per la realizzazione di documentari, inchieste, opere di fiction e pubblicazioni su Giulio, rispetto ai quali intende mantenere la propria riservatezza e l’indisponibilità a esservi coinvolta. Grazie a tutti voi che continuate a chiedere verità per Giulio e giustizia per ogni violazione dei diritti umani ovunque essa si compia».

Nel frattempo, per quanto riguarda l’inchiesta, sono arrivati ieri pomeriggio al Cairo gli inquirenti italiani che oggi incontreranno i colleghi egiziani per fare il punto sulle indagini. Da Roma sono partiti un funzionario dello Sco e un ufficiale del Ros che hanno seguito l’inchiesta fin dal principio con una lunga permanenza in Egitto che si è interrotta solo all’inizio del mese scorso.

Intanto sono iniziate le verifiche sui cinque tabulati telefonici spediti ai pm italiani dal procuratore generale egiziano, Ahmed Nabil Sadeq, che segue il caso e ha ufficialmente invitato Sco e Ros all’incontro di oggi. I tabulati verificati in queste ore dagli inquirenti sono solo una parte dei tredici richiesti il mese scorso nella rogatoria firmata dal procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone e dal pm Sergio Colaiocco, responsabili delle indagini in Italia, che attendono ancora una risposta dalla controparte nordafricana.

Tensioni, infine, all’udienza di convalida della custodia cautelare in carcere per Ahmed Abdallah, consulente della famiglia Regeni nella capitale egiziana condannato ad altri 15 giorni di carcere. Da fonti sul posto si è appreso che l’attivista è entrato in aula mostrando un piccolo pezzo di carta su cui era scritto in arabo «verità per Regeni» e quando altri attivisti hanno cercato di fotografarlo, c’è stato un parapiglia tra uscieri e avvocati.

La polizia ha requisito brevemente telefoni per cancellare le immagini. L’aula, in cui c'erano anche diversi giornalisti e diplomatici europei, è stata fatta sgomberare.

L’udienza è comunque ripresa e Abdallah è stato sul banco degli imputati sino alla decisione della corte che lo ha condannato ad altri 15 giorni di carcere. La custodia cautelare in carcere di Abdallah, presidente della Commissione egiziana per i diritti e le libertà (Ecfr), era stata prolungata di 15 giorni il 27 aprile sulla base di dieci imputazioni tra le quali l’uso della forza allo scopo di rovesciare il regime e pubblicazione di notizie tali da turbare l'ordine pubblico.

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