I familiari dei fidanzati: "Ci ha abbracciato: se è lui, è un mostro"

PORDENONE. «È venuto da noi in hotel, a Pordenone, a farci le condoglianze, ha partecipato alla cerimonia funebre in memoria di Teresa e Trifone. E ci ha abbracciato. Se veramente le cose stanno così, è un mostro e ha tante cose da spiegare».
Rosario Costanza, papà di Teresa, si sfoga. Premettendo sempre che, in ogni caso, l’amico di Trifone è solamente indagato: la sua colpevolezza è tutta da dimostrare.
In diretta alla trasmissione Quarto grado, con gli occhi lustri dalla commozione, il fratello minore Gianni Ragone esprime il suo dispiacere alla notizia: perdonare sarà difficile, se dovessero essere confermate le accuse.
Per le due famiglie, dal 17 marzo a oggi, sono stati sei mesi di inferno. E le domande che li tormentano sono ancora in piedi: perché i due fidanzati sono stati uccisi?Alla notizia del nome iscritto nel registro degli indagati, prevale l’incredulità fra i familiari che hanno seguito il rincorrersi delle notizie sul web e sul piccolo schermo, in un crescendo di emozioni contrastanti.
Quando affiora l’ipotesi che si tratti proprio di un ex compagno d’appartamento di Trifone, cascano dalle nuvole. «In quel periodo eravamo tutti tranquillissimi, Trifone non ci aveva mai parlato di problemi o tensioni con i suoi coinquilini. Anzi, giocavano tutti insieme alla playstation ogni sera».
«È una sensazione indescrivibile», commenta ancora il padre del sottufficiale dei carristi barbaramente trucidato insieme alla sua fidanzata.
«Noi abbiamo sempre pensato che Trifone conoscesse il suo assassino – aggiunge Francesco Ragone – l’avevamo capito dalle immagini della scena del delitto». Una sensazione condivisa anche dai parenti di Teresa: «Si pensava che fosse qualcuno vicino ai ragazzi».
L’assenza di reazione delle vittime e in particolare di Trifone, militare addestrato a percepire il pericolo, erano state registrate da inquirenti, familiari e legali della famiglia, che stanno svolgendo indagini difensive.
L’assassino li aveva colti di sorpresa. Trifone era in infradito, rilassato, si era appena seduto sul sedile del passeggero e Teresa aveva infilato le chiavi nel cruscotto della Suzuki alto, pronta a metterla in moto.
Trifone guardava avanti a sé , come se non avesse, in quel momento nulla da temere, non si nemmeno voltato quando l’assassino gli ha sparato, freddandolo con tre colpi alla testa. Teresa, invece, ha girato il capo, ma non ha avuto nemmeno il tempo di chiedere aiuto.
«Oggi è una giornata importante, in cui si apre uno spiraglio di luce – commenta l’avvocato Giacomo Triolo che, insieme a Carla Sgarito e Selenia Failla segue la famiglia Costanza –. Siamo di fronte a una svolta, ma ora le indagini devono continuare. Questo è un punto di partenza.
Perché, va ribadito, stiamo parlando soltanto di un indagato e questo non significa assolutamente che sia colpevole, ma solo che è oggetto di un’istruttoria che va completata. Non c’è stata, difatti, alcuna misura cautelare. Il fatto, però, che al ritrovamento del caricatore nel lago sia seguito un avviso di garanzia, significa che la pista seguita finora dagli inquirenti sta dando risultati».
Il legale di fiducia dei Costanza sottolinea come le famiglie «siamo molto provate» e non si diano pace. «Siamo di fronte a due morti ingiuste, una tragedia che ha colpito due innocenti e di cui non conosciamo ancora la ragione – sintetizza Triolo – . Quello che è successo martedì 17 marzo nel parcheggio di via Interna, non sarebbe mai dovuto accadere».
Da Zelo di Buon Persico, dove vive la famiglia Costanza (Rosario, mamma Carmelina, i fratelli Calogero e Sergio) ad Adelfia (dove vivono Eleonora Ferrante, Francesco Ragone e i figli Giuseppe e Gianni), c’è un filo rosso di speranza che guarda, con sempre più fiducia, al palazzo di giustizia e al comando provinciale dei carabinieri di Pordenone.
«Abbiamo sempre avuto fiducia negli inquirenti – ha concluso Rosario Costanza – e continuiamo a riporla in loro: hanno lavorato bene e ne abbiamo avuto conferma anche in questi giorni. Lavorano con forza e passione: ciò che sta accadendo in questi giorni, ne è la dimostrazione».
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