I 50 anni del terremoto del Friuli nei ricordi di Vigili del fuoco
La sera del 6 maggio 1976 una scossa devastante di magnitudo 6.5 sconvolse il Friuli. In quegli istanti drammatici, la percezione dei vigili del fuoco fu immediata: "Sapevo che la lotta contro il tempo era iniziata" ricorda Giorgio Godina, allora funzionario del Comando di Udine, "nonostante le persone già in salvo non sarebbero rientrate in casa per telefonare ai pompieri. Decisi che se non fossero giunte richieste di soccorso, saremmo stati noi a cercarle». L'impatto con la realtà fuori dalla caserma di Udine fu brutale. I soccorritori si ritrovarono immersi in uno scenario apocalittico: “Mi colpì subito il buio profondo e la mancanza di energia elettrica; tutto era avvolto dalla spessa e sconfinata nube di polvere creata dai crolli." In quel “mondo rovesciato”, la squadra fu colta “da un intenso senso di sconforto, da un'angoscia profonda e da un sentimento di completa impotenza e grande sofferenza”. Tra le testimonianze più toccanti resta il salvataggio di una bambina a Gemona, individuata in condizioni di visibilità proibitive. La risposta del Corpo Nazionale è stata massiccia, con 1.500 vigili del fuoco e 558 automezzi giunti da tutta Italia per scavare e assistere la popolazione.
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