Gradisca scopre l’archivio del duomo

GRADISCA. È l’archivio parrocchiale più antico, imponente ed esaustivo della Diocesi di Gorizia. E come tale è anche il più interessante. Mercoledi 17 dicembre, alle 20.30, nel Duomo dei Santi Pietro e Paolo in Gradisca, sarrà presentato alla comunità e agli studiosi il suo faticoso e suggestivo riordino. La serata, intitolata “Gradisca, la sua storia, le sue carte”, vedrà la presenza di Pierpaolo Dorsi, soprintendente archivistico per il Friuli Venezia Giulia e di Giada Piani e Vanni Feresin, archivisti.
Nel corso della serata, allietata dal maestro Dimitri Candoni all’organo Zanin, saranno visibili alcuni documenti antichi dell’archivio storico. L’Archivio storico della Parrocchia di Gradisca è stato messo sotto tutela dalla Soprintendenza Archivistica del Friuli Venezia Giulia nel 2010 perché dichiarato di grande interesse storico. Il patrimonio documentario esistente è notevole ed è un unicum per il nostro territorio: i documenti più antichi sono datati 1535 e l’insieme delle carte copre cinque secoli di storia della città di Gradisca.
Una presenza certamente significativa è data dai Registri anagrafici a partire dal 1576 (i più antichi dell’Arcidiocesi di Gorizia), dai 130 libri cassa (chiamati urbari dal 1535 al 1831) che consentono di ricostruire tutta l’amministrazione della chiesa, dai registri delle tante confraternite (a partire dal 1689), ai poderosi libri delle cronache, senza tralasciare i migliaia di carteggi tra il XVII e il XX secolo che sono una testimonianza straordinaria della vita, non solo religiosa, di una comunità antica, complessa e multiforme come quella gradiscana.
L’incontro è stato fortemente desiderato e atteso per concludere degnamente un’opera intrapresa oltre cinque anni fa e che è costata fatica, impegno e determinazione ammirevole da parte degli archivisti Giada Piani e Vanni Feresin, che da oltre 50 scatoloni colmi di carte hanno saputo dare forma a un ordinatissimo archivio. Analogo e poderoso impegno è stato impiegato per reperire i locali idonei alla conservazione dell’archivio, per liberarli e renderli funzionali e soprattutto per l’acquisto degli armadi, che è stato reso possibile grazie al contributo della Fondazione Carigo e alla generosità di numerosi privati che hanno voluto contribuire in questo modo alla salvaguardia della “storia” di Gradisca.
«Con il riordino dell’archivio e la sua collocazione in opportuni locali, la storia di Gradisca è stata davvero “salvata” - spiega il giovane ricercatore Andrea Nicolausig, che in passato ha attinto spesso alle ricchezze d’informazioni dell’archivio per i suoi scritti - e si tratta di un’opera culturale di non poco conto. Chi si occupa di ricerche storiche sa bene quanto sia difficile ed impervia la ricerca in archivi trasandati e disordinati».
Luigi Murciano
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