Schengen, il governo conferma: restano gli agenti ai valichi con la Slovenia

Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Ciriani risponde a Dipiazza: «Mi dispiace per l’amico sindaco di Trieste che la pensa in maniera diversa». E sottolinea: «I presìdi al confine continuano e continueranno»

Valeria Pace
Il ministro Luca Ciriani
Il ministro Luca Ciriani

Arriva la risposta del governo all’appello del sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, di eliminare i controlli al confine tra Italia e Slovenia, da lui definiti «una sceneggiata» in quanto solo pochi valichi (13 su 57) sono sorvegliati costantemente. A parlare è l’unico ministro del Friuli Venezia Giulia nella squadra di governo, il titolare ai Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani: «I controlli continuano e continueranno».

Nessuna intenzione, dunque, da parte dell’esecutivo di Giorgia Meloni di valutare se, a quasi tre anni dalla loro introduzione, potrebbero essere eliminati. Anzi, casomai, afferma Ciriani, «se c’è un problema di rafforzamento dei controlli siamo disponibili a ragionarci».

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Il ministro ha fornito nuovi numeri a dimostrazione del fatto che i controlli servono ancora: nei primi sei mesi dell’anno «abbiamo avuto 683 respingimenti, oltre 700 persone denunciate, 117 persone arrestate» tra cui «passeur, scafisti di terra, 1.900 persone straniere e clandestine fermate e respinte, 104.000 veicoli controllati e oltre 230.000 persone controllate».

E rivendica la primogenitura del partito di Giorgia Meloni della battaglia per arrivare alla stretta sul confine con la Slovenia e sugli ingressi di migranti in Italia dalla Rotta balcanica.

Il sindaco

Mercoledì scorso il sindaco Roberto Dipiazza ha comunicato al prefetto di Trieste e commissario di governo per il Friuli Venezia Giulia, Giuseppe Petronzi, la sua intenzione di parlare direttamente con il ministro degli Interni Matteo Piantedosi il 6 settembre quando sarà in visita in regione. La richiesta che gli farà sarà di eliminare i controlli al confine con la Slovenia per portare invece gli agenti in città.

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«A Rabuiese ci sono i controlli, tutto attorno ci sono 13-14 valichi aperti. Lazzaretto, Crevatini, Chiampore, San Dorligo, Plavje, vado avanti? Buttiamo via i soldi?», aveva detto all’uscita dal palazzo del governo, ribadendo quanto detto lunedì scorso.

Il ministro

Ciriani parla a Lignano Sabbiadoro, a Punta faro beach dove si è tenuta l’ultima tappa della rassegna di Fratelli d’Italia Bar Italia, serviamo fatti non chiacchiere. Una serie di appuntamenti con il motto: la destra non si ferma d’estate.

Rispondendo a una domanda di Marco Gaetani di Radio Atreju sulla sospensione del trattato di Schengen ai confini con la Slovenia, Ciriani ha detto: «I controlli continuano e continueranno. Mi dispiace per il mio amico sindaco di Trieste che la pensa in maniera diversa».

Per il ministro «se c’è un problema di rafforzamento dei controlli siamo disponibili a ragionarci. I controlli ci sono, li abbiamo fatti, li abbiamo voluti, li rivendichiamo e rimarranno finché saranno necessari e adesso lo sono sicuramente».

E Ciriani ha inoltre riaffermato la confinzione di FdI della necessità della sospensione di Schengen, sostenendo che è stato proprio il suo partito a chiederla, ancor prima di andare al governo: «La battaglia per introdurre i controlli al confine tra Italia e Slovenia l’abbiamo combattuta noi di Fratelli d’Italia prima della nascita del governo Meloni». E questo perché «quella era una Lampedusa del nord, Il copyright è nostro: là passavano migliaia e migliaia di clandestini ogni sera. Noi rivendichiamo quella scelta».

Certo, «il confine è lunghissimo, difficile da proteggere perché è fatto di boschi». Si tratta in effetti di un confine lungo 232 chilometri costellato di valichi, 57, di cui solo 13 sono presidiati 24 ore su 24, 7 giorni su 7, gli altri sono controllati con controlli dinamici, pattuglie che controllano la zona di retrovalico a turno.

I numeri dei punti di sconfinamento controllati con presidi fissi sono emersi dall’opinione del commissario Magnus Brunner del 2 giugno scorso, in cui ha bacchettato l’Italia chiedendo che si torni alla libertà di circolazione «gradualmente».

I numeri

Il ministro ha fornito una tabella completa che dettaglia i risultati dei controlli nel primo semestre dell’anno, suddivisi per aree. Emerge che i controlli sono concentrati nel Goriziano (quasi 130.000 persone controllate), area che registra il numero più alto di rintracci (1.456), respingimenti (428) e denunce (479).

Nell’area della provincia di Trieste a fronte di un numero inferiore di controlli (poco meno di 85.000) invece vengono realizzati la maggior parte degli arresti (97 su 117), anche di passeur (36 su un totale di 38). Zero arresti effettuati nella porzione di confine in provincia di Udine a fronte di quasi 22.000 persone controllate. Nel Cividalese l’unico risultato riguarda 3 denunce a piede libero, mentre nel Tarvisiano si registra una persona rintracciata e respinta.

Il report rivela anche che gli uomini impiegati in servizi giornalieri continuano a essere 341 in totale tra polizia di stato (231), carabinieri (35) e guardia di Finanza (75).

 

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