Gorizia: aperta un’inchiesta sulla morte di Pino Brumatti
L’ambulanza è arrivata 20 minuti dopo la chiamata: si ipotizza un’incomprensione sulla via o sul numero civico

GORIZIA.
La Procura della repubblica ha avviato un’indagine sulla morte di Pino Brumatti, l'ex stella dell’Olimpia Milano e della nazionale azzurra, deceduto venerdì mattina in seguito a un infarto che lo ha colto nella villetta di Lucinico in cui abitava con la moglie Lidia.
L’inchiesta, aperta in seguito alla presentazione ieri mattina di una denuncia-querela da parte del legale della famiglia Brumatti, avvocato Enrico Agostinis, ha la finalità di accertare se ci siano stati o meno dei ritardi nei soccorsi prestati dagli operatori del 118 all’ex cestista goriziano. Saranno acquisiti i tabulati telefonici e non è da escludere che la Procura decida di disporre un esame necroscopico sulla salma, che ieri è stata tumulata nel cimitero di Lucinico.
Agostinis era molto amico di Brumatti avendo condiviso con l’ex campione gli anni alla guida della Npg (con Pino direttore sportivo e il legale presidente). Ieri pomeriggio la moglie Lidia ha delegato al suo avvocato ogni commento: è evidente, comunque, che da parte dei familiari del 62enne scomparso è stato ritenuto irrinunciabile avviare un procedimento che possa fare chiarezza e, si auspica, escludere che alla morte del loro congiunto possa aver contribuito un eventuale ritardo nei soccorsi gestiti dalla centrale operativa del 118.
Brumatti venerdì mattina si era recato al lavoro nella sede dell’Ina assicurazioni di Cormòns e qui aveva cominciato ad avvertire una sensazione di malessere. Allora aveva preferito rientrare a casa al numero civico 23 di via Romana e aveva deciso di prendere un’aspirina. Pochi minuti dopo, Lidia, che era in cucina, aveva sentito un tonfo e si era precipitata dal marito che era steso a terra.
È stato subito chiesto l’intervento del 118, ma proprio a questo punto sarebbero cominciati i problemi, visto che, secondo quanto segnalato nella denuncia-querela, il personale sanitario sarebbe giunto sul posto oltre 20 minuti dopo la telefonata.
Ci sarebbero state difficoltà a trovare il numero civico corretto e s’ipotizza anche – ma pure questo, come detto, è tutto da dimostrare – un’incomprensione che avrebbe portato a credere che la richiesta d’intervento riguardasse l’omonima via Romana di Monfalcone. Si tratta di dubbi che potranno essere completamente chiariti dall’esame delle registrazioni telefoniche effettuate nella centrale operativa, registrazioni che “fissano” tutti i dettagli di un intervento: il momento della chiamata, le conversazioni fra operatori in sede e sulle ambulanze, gli spostamenti delle macchine. Prima dell’arrivo del personale sanitario Lidia aveva praticato il massaggio cardiaco al marito e quando sono arrivati i soccorritori il battito era ancora percepibile, anche se le condizioni di Brumatti erano già gravi.
Per i 40 minuti successivi il personale sanitario si è prodigato per rianimare il 62enne ma non c’è stato nulla da fare: verso le 10.30 è stato constatato il decesso. I soccorsi sarebbero potuti giungere prima? In tal caso sarebbe stato possibile salvare Brumatti? Per ora queste domande restano senza risposta. Nella peggiore delle eventualità, se la Procura ritenesse che a contribuire al decesso sia stato in misura rilevante un presunto ritardo nei soccorsi, potrebbe essere ipotizzata l’accusa di omicidio colposo.
L’auspicio di tutti, naturalmente, è che gli approfondimenti della magistratura possano escludere tale possibilità, anche in considerazione del fatto che tempestività e qualità dei soccorsi sono da sempre unanimemente riconosciuti come tratti distintivi del 118 goriziano.
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