Gli sprechi della politica Tondo non è indagato e ammonisce il Pdl

Il nome del governatore non figura tra i 19 nel mirino della Procura di Trieste. Il presidente ai suoi: «Chi ha fatto sciocchezze è bene che non si ripresenti»

UDINE. Il governatore Renzo Tondo non è indagato. L’inchiesta avviata dalla Procura di Trieste ha portato 19 consiglieri regionali a essere iscritti nel registro delle notizie di reato per peculato rispetto all’uso dei fondi pubblici ai partiti. Tra quei 19 nomi Tondo non c’è. Lunedì è stato il presidente Fvg a recarsi in Tribunale e a compilare il modulo, secondo l’articolo 335 del codice di procedura penale, per conoscere la propria posizione nell’indagine sulle spese dei gruppi nel 2011. Molti altri hanno fatto come lui e le risposte sono attese a giorni, secondo la “corsia preferenziale” che il procuratore capo Michele Dalla Costa ha disposto nella consegna dei responsi, utili a scacciare alcune ombre almeno in questa fase dell’inchiesta. Che non è chiusa. E dopo le prime ammissioni continua la caccia a chi è stato disinvolto con i soldi pubblici.

La scadenza del 17 marzo

Diversi consiglieri regionali hanno richiesto al Tribunale di sapere se sono indagati oppure no, come i sei uscenti e ricandidati del Pd, Paolo Ciani del Fli, alcuni esponenti del Pdl. Così faranno anche la Lega e l’Udc. L’inchiesta però non è conclusa. Il pm Federico Frezza dovrebbe completare domani l’esame dell’ultima parte del 2011 di tutti i rimborsi degli otto gruppi, circa 2,6 milioni. Gli attuali 19 indagati, quindi, lunedì potrebbero essere di più. E se così fosse ricomincerebbe la corsa al Tribunale per il 335? Impossibile. Soprattutto perché il 17 alle 12 vanno consegnate le liste con i candidati alle regionali.

La linea dura di Tondo

È forse anche per quello che il governatore ripete ai “suoi” l’appello a un “esame di coscienza” perché chi è stato disinvolto nelle spese lo sa. Meglio allora dirlo e fare un passo indietro per non mettere in difficoltà l’intera squadra. «Chi ha sperperato denaro pubblico e si è reso responsabile di sciocchezze come quelle che leggiamo in questi giorni – afferma Tondo – è bene che non si ricandidi». I pidiellini in consiglio regionale si ritroveranno entro domani per stabilire la linea da tenere.

Niente carne, discoteca e brioche

Le prime “confessioni” sono arrivate. L’ex capogruppo del pd Gianfranco Moretton ha illustrato il sistema dei regali di Natale ai dipendenti del gruppo. Enore Picco (Lega) è il rimborsato di tre scontrini nell’armeria di Villa Santina dove ha raccontato d’aver acquistato attrezzatura foto e video. Alessandro Tesolat (Udc) ha spiegato i mille euro spesi per una grigliata con gli alpini. Tutti acquisiti con i soldini pubblici. In pochi ieri hanno risposto al telefono, tra questi nessun leghista. E tre no su tre sono arrivati da altrettanti pidiellini. Piero Tononi assicura di non essere il frequentatore della discoteca a Sistiana: «Non vado là dal 2008». Nemmeno lo scontrino da 30 euro per carne macinata è suo? «No, nemmeno». A Paride Cargnelutti sembravano attribuibili diversi rimborsi per caffè e brioche. «Ho controllato tutti gli scontrini e non mi risulta nulla, non ho mai violato la legge, mi sento assolutamente a posto. E la colazione – chiude Cargnelutti – la faccio a casa». Respinge qualunque accusa anche Luigi Cacitti, associato a un acquisto in farmacia. «No, dubito ci siano scontrini strani sotto il mio nome. Sono stato puntuale e preciso» assicura Cacitti.

La precisazione di Pedicini

L’avvocato, consigliere del Pdl, ha spiegato di aver acquistato tre treni di gomme da neve e di non sapere se una ricevuta sia finita tra i rimborsi della Regione, perché, è un’altra ammissione, «sono anche un po’ disordinato». Ha raccontato che è il meccanismo a essere folle, non le spese, e che a far la cernita di quelle rimborsabili sono casomai gli uffici. Una cosa sola vuole precisare: «Mi riferisco alla frase “La cernita se la fa, la fa il responsabile dell’ufficio del gruppo”. Non era mia intenzione – spiega Pedicini – coinvolgere il Capo segreteria del Pdl, che non si occupa e non si è mai occupato della parte finanziaria del gruppo. Ritengo di aver agito sempre nel rispetto delle norme e di non aver mai violato il codice penale».

Il caos Lega, la precisione del Pdl

Dall’inchiesta della Corte dei conti, invece, emerge che il gruppo più disordinato e confuso nel rendicontare è stata la Lega, che non ha fatto distinzioni tra spese del gruppo e dei singoli. Il più ordinato, invece, è stato il Pdl che ha separato con scrupolo acquisiti del gruppo e dei singoli. In mezzo, un po’ ordinato e un po’ confuso, il Pd.

annabuttazzoni

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