Gli islamici: bruciata una scritta sacra per noi

I musulmani udinesi: «Sul fantoccio era riportata una frase che rappresenta il primo pilastro della nostra fede»
Udine 17 Luglio 2015 ultimo giorno ramadan © Petrussi Foto Press Massimo Turco
Udine 17 Luglio 2015 ultimo giorno ramadan © Petrussi Foto Press Massimo Turco

UDINE. Su quella pira, cui qualcuno ha dato fuoco per celebrare il rito epifanico, oltre a un fantoccio che imbracciava un mitra, c’era anche una frase che rappresenta uno dei cinque pilastri dell’Islam: la professione di fede. Quella frase significa “Non esiste divinità al di fuori di Dio (Allah)”.

La precisazione giunge da Slatni Bouraoui, portavoce del Centro islamico di via San Rocco che, commentando quanto è accaduto mercoledì sera a Pradamano, usa toni pacati, cercando di accantonare ogni polemica, ma nel contempo segnala un particolare che potrebbe urtare la suscettibilità di qualche musulmano.

Premette di non conoscere bene le tradizioni del pignarûl, nè il suo repertorio iconografico, Bouraoui, non intende commentare la scelta di quell’allestimento. Poco importa dunque che chi ha creato quella catasta di legna abbia deciso di mettere al rogo la sagoma di un terrorista dell’Is piuttosto che la tradizionale “vecchia”.

«Del resto è capitato anche che in qualche presepe a Napoli qualcuno abbia inserito la statuina di Bin Laden in mezzo ai pastori» commenta Bouraoui. E che dire delle maschere di Carnevale, fra le quali si sono materializzati sia Bin Laden sia i terroristi dello Stato islamico?

Non è la prima volta che spunti di attualità, anche tragici, fanno capolino fra le manifestazioni tradizionali anche in modo scherzoso, osserva il portavoce del centro di via San Rocco.

«Quello che potrebbe infastidire, però, – aggiunge – è che su quella sagoma data alle fiamme c’è una scritta che testimonia la fede islamica». Una frase che appartiene a tutti i musulmani, fa capire Bouraoui, anche se viene strumentalizzata e utilizzata all’interno di una bandiera che rappresenta solo l’Is.

Per Mohammed Hassani, portavoce del Centro di via Del vascello «si tratta di un episodio che non è degno di essere considerato. Non parlo a nome dell’associazione, perché non abbiamo ancora avuto modo di confrontarci su questo argomento, premette Hassani, ma personalmente ritengo che il fatto non debba essere enfatizzato.

Forse, si voleva richiamare l’attualità, sia pur citando una frase che per i musulmani ha un significato importante. Ritengo, tuttavia, che ci siano questioni più importanti delle quali dovremmo occuparci, evitando le polemiche. Si tratta di un episodio isolato che non credo possa danneggiare qualcuno.

I veri danni sono provocati da chi si mette quella scritta sul petto e commette crimini. Quelle - conclude Hassani – sono le persone che devono essere combattute ed eliminate».

Hossain Shahdad della moschea di via Della roggia inoltre osserva: «Rispetto le tradizioni di questo Paese e non le critico. Mi auguro – aggiunge – che si sia trattato di uno scherzo e non di un tentativo di offendere la nostra religione».

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