L'azzardo divora 180 miliardi: parte dal Friuli la raccolta firme nazionale per chiederne l'abolizione
Le associazioni delle famiglie e lo psicoterapeuta De Luca lanciano la petizione online: «Non serve solo la terapia, bisogna rompere l'indifferenza».

L’azzardo non è un passatempo. Prima ancora di essere una questione economica – spesso decisamente grave – riguarda la vita delle persone. Famiglie che si indebitano, relazioni che si spezzano, lavoro perduto, isolamento e progetti di vita travolti.
È partendo da questa considerazione che l’Associazione degli ex giocatori d’azzardo e delle loro famiglie (Agita), And, Azzardo e Nuove dipendenze e Gruppo Logos, Associazione Famiglie in Gioco, hanno lanciato una raccolta firme nazionale per chiedere l’abolizione del gioco d’azzardo in Italia.
Una scelta radicale, nata dalla convinzione che il fenomeno non possa più essere affrontato soltanto sul piano terapeutico. «Io sono uno psicoterapeuta e conduco da quasi 30 anni gruppi di terapia specifici su questa problematica», spiega Rolando De Luca, tra i promotori dell’iniziativa nazionale. Ma, aggiunge, «non serve continuare a parlarne in poche occasioni annuali dedicate: mentre si discute, il fenomeno continua a crescere».
La petizione è stata lanciata il 10 agosto e nelle prime settimane ha raccolto circa 2 mila firme, senza il sostegno e la diffusione dei media. Un risultato particolare, e senza dubbio non banale, soprattutto perché arriva dal passaparola. «Forse si muove qualcosa», spera De Luca.
Secondo le proiezioni, nel 2026 la raccolta complessiva del gioco d’azzardo in Italia supererà i 180 miliardi di euro, contro i più o meno 165 dell’anno precedente. «Non c’è nessuna azienda italiana, nel pubblico o nel privato, che abbia un giro d’affari di questo tipo», osserva De Luca analizzando i dati. Ma dietro i numeri ci sono «le sofferenze delle famiglie, gli indebitamenti, le relazioni distrutte, le vite spezzate».
Proprio le famiglie rappresentano, secondo De Luca, uno dei punti di forza della campagna: «Per la prima volta – spiega – le famiglie non si fanno rappresentare, ma hanno deciso di agire attivamente». La firma diventa così un modo per rendere visibile un problema spesso vissuto nel silenzio.
A dare un volto concreto al fenomeno sono anche le testimonianze raccolte nel libro “Storie d’azzardo in terapia di gruppo”, nato dai percorsi terapeutici che si sono tenuti negli anni a Campoformido e Faedis.
C’è la storia di Luigi e Raffaella, una giovane coppia segnata da debiti, tensioni e paura. Quando il rapporto sembra vicino alla rottura, arriva una svolta: annunciano di aspettare un figlio. «Mio marito è diventato più responsabile e sono molto fiera di lui», racconta Raffaella.
Diversa la vicenda di Stefano, il cui azzardo passa dalla Borsa e non dalle slot machine: «Gioca in Borsa, maneggia tanti soldi. Prova un brivido nel rischiare considerevoli somme». Due storie che mostrano come la dipendenza possa assumere forme diverse e colpire anche dove meno ci si aspetta.
De Luca continua la sua riflessione, soffermandosi sul divario tra la dimensione economica del fenomeno e l’attenzione che riceve: «Di fronte a questa indifferenza nei confronti di un problema di questa portata e rispetto a situazioni drammatiche, le famiglie come possono fare?», si chiede l’esperto del settore.
Per questo le firme hanno anche un obiettivo immediato: «Essere visti, essere notati». De Luca non si illude: «Non arriveremo sicuramente ai numeri necessari», chiosa. Ma insiste sul valore del primo passo.
La richiesta di abolire l’azzardo può apparire oggi difficilissima, anche da un punto di vista normativo e considerata la sua presenza ormai radicata nella società e gli interessi economici in gioco. Per i promotori, la campagna nasce dalla necessità di riaprire una discussione e rompere l’indifferenza. Chiunque può firmare su Change.org la petizione “Noi famiglie, vittime dell’azzardo, chiediamo di abolirlo in Italia” e contribuire a dare voce a chi vive le conseguenze del gioco: un gesto semplice ma concreto per chiedere un cambiamento, perché dietro ogni cifra «c’è una vita».
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