Gaiatto, la rabbia dei truffati E qualcuno diventa detective

Caso Gaiatto, ieri la tensione e la rabbia si sono scaricati a San Donà in occasione dell’incontro promosso dall’avvocato Luca Pavanetto al centro culturale da Vinci, riunendo i truffati dal trader di Portogruaro. Dei 308 clienti di Pavanetto, se ne sono presentati circa 200 ognuno con la propria storia.
Obiettivo tutt’altro che semplice è recuperare 9 milioni e 450 mila euro complessivi dei quasi 80 milioni di questa vicenda tragica. «Ora facciamo il punto della situazione», ha esordito l’avvocato sandonatese rivolgendosi alla folta platea –la prima volta eravate smarriti e sfiduciati. Dopo più di un anno dallo scoppio della vicenda possiamo lavorare sulla base di tre nuovi elementi: la sentenza contro Gaiatto, quindi tre patteggiamenti, di Najima Romani, Massimo Baroni e Ubaldo Sincovich, poi il sequestro e la possibilità di altre azioni civili».
Il legale ha evidenziato la sfiducia iniziale davanti a vicende che spesso prevedono pene troppi lievi per i responsabili, la difficoltà nel recuperare le somme. I clienti hanno ritrovato la speranza, si sono trasformati spesso in investigatori. C’è chi ha scoperto addirittura conti all’estero riferibili a Gaiatto, in Francia, addirittura negli Usa. Si chiederà alla Procura di considerare anche questo fronte di indagine attraverso i bonifici sospetti.
«Gaiatto è stato punito come avesse commesso un omicidio – rileva ancora il legale – con una sentenza esemplare di 15 anni e 4 mesi, partendo da una pena di 23 anni prima dello sconto per il rito abbreviato. Il gup ritiene raggiunta la prova e quantifica la provvisionale in una somma pari al 130 per cento della somma indicata a titolo di danno, ovvero il 100 per cento di tale somma a titolo di danno patrimoniale e il 30 per cento per il danno non patrimoniale. Einstein sosteneva che con la logica si va dal punto A al punto B, ma con l’immaginazione si va più lontano».
«La rassegnazione – ha incalzato l’avvocato Pavanetto – è stata combattuta così, arrivando alla strategia secondo la quale anche noi parti civili avevamo la possibilità di chiedere il sequestro anche sui beni dei coimputati liberi da ogni trascrizione. E il nostro gruppo ha ottenuto per primo il sequestro conservativo. Vedo difficile un’assoluzione per i coimputati con le indagini della Procura e i soldi che hanno intascato direttamente. Abbiamo una prelazione nel recupero. Come si legge dal provvedimento, il sequestro conservativo è disposto su tutti beni mobili e immobili degli imputati anche denaro, crediti, titoli, gioielli o auto. Esistono strumenti come la simulazione e la revocatoria, non ci fermeremo davanti a nulla». —
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