Incendi, nella notte nuovi focolai a Malborghetto: 155 ettari di bosco in fumo in un mese in Fvg

Sorveglianza con i droni a Padriciano e bonifica in quota con gli elicotteri al nord. Il bilancio della Protezione Civile equivale a 220 campi da calcio distrutti dal fuoco

Andrea Siega
Personale del Corpo forestale regionale al lavoro sul luogo dell'incendio
Personale del Corpo forestale regionale al lavoro sul luogo dell'incendio

Non è ancora conclusa l’emergenza incendi che da venerdì interessa i boschi del comune di Malborghetto. Dopo giorni di intenso lavoro che avevano consentito di contenere il fronte del fuoco, nella serata di lunedì, quando la situazione sembrava ormai sotto controllo, alcuni focolai hanno ripreso vigore, rendendo necessario un nuovo intervento delle squadre antincendio.

«L’incendio si è riattivato verso le 19, quando sembrava quasi spento», spiega il vicesindaco con delega alla Protezione civile, Alessandro Buzzi,«ormai non c’era più il tempo materiale per intervenire in sicurezza e così le operazioni sono riprese alle prime luci dell’alba».

Fin dal primo mattino di martedì, alla sala operativa regionale, sono giunte segnalazioni relative a due colonne di fumo. Sul posto sono intervenuti i volontari del Corpo pompieri volontari di Malborghetto e di Camporosso, insieme al personale delle stazioni forestali di Tarvisio, Pontebba, Tolmezzo e Villa Santina.

È stato inoltre attivato l’elicottero del Servizio aereo regionale che, su richiesta della stazione Forestale di Tarvisio, ha effettuato lanci d’acqua e trasportato in quota la squadra Siai (Squadra intervento ambienti impervi) per le operazioni di bonifica con moduli antincendio boschivo elitrasportati e attrezzature manuali.

Buzzi rassicura comunque la popolazione: «L’incendio si trova a circa cinque chilometri in linea d’aria dall’abitato e non rappresenta alcun pericolo diretto per i residenti. Il problema è che interessa un’area dove sono presenti boschi di pino nero con un sottobosco di erica secco, condizione che favorisce l’innesco e la propagazione delle fiamme».

Proseguono intanto anche gli interventi di prevenzione. Da mercoledì mattina, i mezzi della regione realizzeranno una linea tagliafuoco lungo la vecchia strada militare del vallone del rio Malborghetto. «Questa pista», spiega il vicesindaco, «servirà a contenere un’eventuale avanzata del fuoco, ma rappresenterà anche una fondamentale via di fuga per volontari e personale forestale qualora la situazione dovesse peggiorare».

Il vicesindaco ha infine voluto rivolgere un sentito ringraziamento ai volontari impegnati senza sosta: «Con grande lungimiranza il Corpo pompieri volontari di Malborghetto si è dotato, con fondi propri, di un drone professionale dotato di termocamera. Grazie a questo strumento stanno svolgendo un lavoro che definire lodevole è riduttivo. Sono volontari che mettono a repentaglio la propria vita per proteggere la comunità, un impegno davvero encomiabile».

Sul tema interviene Flavio Cimenti esperto antincendio della Forestale regionale: «La causa più probabile di questo incendio», spiega, «così come è accaduto per altri roghi che si sono sviluppati ultimamente, potrebbe essere un fulmine. Gli indici di pericolosità per quanto riguarda gli incendi boschivi (valori che uniscono dati di temperatura, umidità, vento e pioggia, ndr) in questi giorni sono molto alti.

Ci avviciniamo a stagione critiche come sono state quelle del 2003 e del 2013. Legno e vegetazione sono particolarmente secchi. Sono annate in cui, durante il periodo estivo, è stata registrata, proprio come sta succedendo adesso, una marcata assenza di precipitazioni. Le ultime piogge, in questo periodo, sono state a macchia di leopardo, si è trattato di temporali sparsi, con scarsa capacità di penetrazione nel terreno.

La vegetazione si sta disidratando e non solo sulle montagne, le piante hanno difficoltà ad attingere acqua dal suolo. Insomma, il pericolo sta salendo, come accade raramente nella nostra Regione.

Noi, come Corpo forestale, abbiamo attivato tutte le risorse e le strategie possibili. Per esempio, sono state potenziate le pattuglie di vigilanza e l’ indicazione principale è di dare priorità massima ai servizi antincendio. Inoltre, c’è uno stretto coordinamento con la centrale operativa.

E si registra anche una buona risposta del mondo del volontariato. Tale situazione ha consentito finora di contenere tutti gli eventi, in termini di superfici. L’incendio più vasto è stato quello che si è sviluppato nella zona di Claut. Subito dopo, per estensione, c’è quello di Padriciano.

A Malborghetto sta operando anche molto personale a terra per una bonifica minuziosa. E sono impegnati pure i volontari. Il problema è che il fuoco penetra in profondità nel terreno, nelle radici. E per fermarlo a volte bisogna creare delle trincee, in sostanza “aprire il suolo” affinché l’acqua possa penetrare e creare barriera di separazione».

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