Fvg a misura di cicloturisti, Bini: il nostro modello è il Trentino

UDINE. «La rete ciclabile esistente in Friuli Venezia Giulia va resa funzionale e va completata nei pezzi interrotti. A breve realizzeremo anche un bike park». L’assessore regionale alle Attività produttive, Sergio Emidio Bini, è pronto a investire sui collegamenti delle piste ciclabili articolate in 10 tracciati e diventate, anche sull’onda del clamore determinato dal Giro d’Italia, «meta ambita dagli amanti del ciclismo su strada». Bini parte dal fatto che «la morfologia del Friuli Venezia Giulia soddisfa tutti i gusti degli amanti delle due ruote».
L’assessore prende a esempio il modello trentino per adeguare il sistema friulano delle piste ciclabili. «L’obiettivo è promuovere il turismo slow legato all’uso della bicicletta», continua l’assessore nel far notare che se su questo fronte inseguiamo il Trentino, dall’altro siamo più avanti del vicino Veneto. Bini pensa alle ricadute economiche che il turismo della bicicletta provoca sul territorio. Ormai migliaia di persone, provenienti anche dall’estero, percorrono le nostre ciclabili.
«Sia chi si muove a piedi che chi si sposta in bicicletta, mediamente, spende dai 50 ai 60 euro al giorno», fa notare l’assessore ricordando che l’aumento dei ciclisti sta provocando il fiorire dei B&B e dei luoghi di ristoro. «Le persone – continua Bini – vanno alla ricerca di forme alternative di turismo e nella nostre regione trovano le risposte».
L’assessore descrive il target classificandolo in quattro tipologie: i cicloturisti che si spostano su lunghe distanze attraverso diverse regioni e Paesi, i cicloturisti che prediligono itinerari ad anello con partenza da un punto fisso, gli sportivi che su strada si cimentano sulle salite e sulle tappe del Giro d’Italia e i ciclisti che amano percorsi sterrati e fuori pista. «Il cicloturismo – continua l’assessore – è molto trasversale perché si abbina all’enogastronomia, alla cultura, ai mari e ai monti». Senza contare che «la bicicletta – sono sempre le parole di Bini – è un mezzo alternativo che permette di vivere la vacanza sostenibile e che grazie al diffondersi delle e-bike e dei servizi di trasporto pubblico intermodale, può sostituirsi completamente all’automobile».
Ma come può il Trasporto pubblico locale intermodale favorire lo sviluppo del turismo in bicicletta? «Puntando sul binomio bici-bus, treno e persino la barca. Modelli che offrono la possibilità di tornare al punto di partenza accorciando le tappe in caso di maltempo e di godere il panorama con la certezza di poter portare la bicicletta al seguito». In questo contesto il Friuli Venezia Giulia ha molto da insegnare: «Penso al servizio Micotra, utilizzato ogni anno da migliaia di ciclisti e cicloturisti da e per Villach. A questo servizio si aggiungono i BiciBus tra Udine e Grado, Cormons-Gorizia e Grado, o il nuovo Lignano-Grado e tutti i servizi marittimi».
Considerato che l’indotto creato dalla ciclabile Alpe Adria nel Canal del Ferro è sotto gli occhi di tutti, Bini ci tiene a sottolineare che «il turismo in bicicletta rappresenta un’opportunità di sviluppo per tutta l’area montana: la carenza di neve degli ultimi anni, soprattutto a bassa quota, i costi e le difficoltà legate all’innevamento artificiale portano a considerare la necessità di investire nel turismo sostenibile che include un’offerta turistica disponibile 365 giorni all’anno». L’assessore lo ribadisce per soffermarsi sulla «realizzazione del bike park e sullo sviluppo di una rete di percorsi ciclabili che, anche a seguito della stesura di un regolamento regionale, permetta il diffondersi dell’escursionismo in mountain bike, nel rispetto dell’ambiente e di tutti i fruitori del sentiero.
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