È scattata la corsa al dopo-Fedriga: le ambizioni in campo e il futuro della Regione

Mentre la Corte Costituzionale sbarra la strada a un nuovo giro del Governatore, i leader del centrodestra scaldano i motori: Dreosto si candida, Rizzetto e Savino tracciano gli identikit. Il centrosinistra? Al momento resta senza nomi

Paolo MosanghiniPaolo Mosanghini

La campagna elettorale non chiude mai i battenti. I leader politici della regione hanno fatto i loro bilanci sull’attività portata avanti nei quasi due mandati dal presidente Fedriga e dalla sua squadra di centrodestra. La consiliatura regionale arriverebbe al naturale capolinea tra due anni, ma la corsa al dopo-Fedriga è cominciata da un pezzo. Da quando alcune parti del centrodestra hanno messo il veto su un altro giro elettorale del governatore leghista, con la bollatura della Corte costituzionale che ha dato ragione al governo contro una legge della Provincia autonoma di Trento, a guida leghista, che in autonomia aveva approvato il via libera al terzo mandato. Niente quindi, non solo per le regioni ordinarie ma, a meno di miracoli, anche per quelle Speciali.

Se Fedriga, come si mormora, dovesse fare altre scelte, tra un anno con il voto delle politiche si potrebbe già eleggere anche il nuovo inquilino di Piazza Unità a Trieste. Ipotesi tanto più fondata perché le ambizioni di governo e di un ruolo nazionale di Fedriga sono appoggiate a un livello di consenso costantemente monitorato dai sondaggi e sempre in testa alle classifiche italiane.

Giacché la politica è l’arte del possibile, e quindi pure dei sogni, è partita la corsa, lenta ma inesorabile, che tiene conto anche delle proiezioni personali. A chiusura del ciclo delle interviste sul nostro quotidiano possiamo dire che nel centrodestra c’è una discreta pattuglia di aspiranti governatori.

«Sarebbe un orgoglio rappresentare la Regione», le parole del segretario leghista Marco Dreosto. «Ho un nome ben preciso in testa, ma non lo sa nemmeno lui», ha risposto il meloniano Walter Rizzetto. «Una persona competente, rassicurante, radicata in Friuli Venezia Giulia», è l’identikit fatto dalla forzista Sandra Savino.

I leader del centrodestra hanno speso tiepide parole di appoggio al presidente Massimiliano Fedriga, compresa la sua area politica, dando l’impressione che il futuro personale è molto più sentito, vivo e marcato di quello della Regione.

Quasi come se lo stesso Fedriga, al quale la coalizione si appellava per tutti i problemi aperti, fosse ora sacrificabile sull’altare delle ambizioni personali, tralasciando pure il forte consenso personale che il governatore – piaccia o no – si è saputo coltivare.

Se nel centrodestra l’elenco dei candidati presidenti è discretamente variegato, nel centrosinistra le caselle sono vuote. Si potrà dire che c’è tempo, o forse rassegnazione.

«Senza un volto credibile e una guida riconosciuta, ogni programma resta sulla carta», il commento del vicesegretario di Azione Ettore Rosato. «Ho in testa il programma, l’interprete si troverà», è la sintesi del pentastellato ed ex ministro Stefano Patuanelli. I nomi «non spetta a me averli. Io posso solo aiutare. C’è una segreteria regionale che sta rappresentando bene il partito e che, insieme a tutta la comunità democratica, saprà scegliere le figure migliori», le parole dell’ex presidente della Regione, la dem Debora Serracchiani.

Il punto è però un altro. Non sentiamo parlare dei problemi e dei programmi per il futuro del Friuli Venezia Giulia. E sarebbe più interessante e stimolante per coltivare sogni e ambizioni di tutta la comunità regionale. 

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