Foibe, esodo e profughi: scena muta degli studenti - Foto

In un istituto udinese la celebrazione ufficiale tra imbarazzi e lacune grossolane. I dirigenti scolastici allargano le braccia: per tanto tempo è stato argomento tabù
Udine 10 Febbraio 2015 giornata del ricordo Copyright Petrussi Foto Turco
Udine 10 Febbraio 2015 giornata del ricordo Copyright Petrussi Foto Turco

UDINE. La strage di Vergarolla, Tito, don Francesco Bonifacio, l’esodo giuliano-dalmata, Istria, Fiume, Pola, Dalmazia o, molto più semplicemente, le foibe. “Chi erano costoro?” avrebbe commentato don Abbondio se ieri fosse stato presente all’auditorium Zanon in occasione della commemorazione udinese del “Giorno del ricordo” istituito nel 2004 dal Governo italiano per ricordare le migliaia di vittime uccise, citando le parole dell’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, per «un moto di odio e di furia sanguinaria, e un disegno annessionistico slavo, che prevalse innanzitutto nel Trattato di pace del 1947, e che assunse i sinistri contorni di una pulizia etnica».

Sì perchè il servizio realizzato dalla redazione regionale del Tg3 ha dimostrato come gli studenti delle scuole superiori della città sappiano poco o niente di quegli anni bui e dimenticati dallo storiografia ufficiale per oltre mezzo secolo. C’è chi si è trincerato, classicamente, dietro «il programma in classe non ha ancora toccato quel periodo storico», chi ha fatto scena muta e chi ancora ha confessato di saperne «pochisssimo». Al massimo, in televisione, si è vista una ragazza ricordarsi che le «foibe vennero usate per prime dai fascisti e poi da comunisti per gettarvi dentro delle persone ancora vive».

Conoscenza della materia, dunque, quasi inesistente e questo fa ancora più specie se si pensa che a Udine, in quegli anni, transitarono 100 mila dei 350 mila profughi costretti a lasciare le loro case in Istria e Dalmazia e che 18 mila di loro, alla fine, scelsero di rimanere a vivere in città tanto che al capoluogo friulano è stata consegnata, pochi anni fa, la medaglia d’oro dalle mani del Capo dello Stato per l’accoglienza e la speranza che regalò agli esuli in fuga dalla Jugoslavia. Un’ignoranza sorprendente? Non per i dirigenti scolastici degli istituti superiori.

«Purtroppo questo argomento – ha spiegato Antonio Colussi, preside dello Zanon – ha rappresentato per troppi anni un tabù di cui era quasi vietato parlarne. Ma il fatto che l’auditorium fosse pieno lo leggo come un segnale positivo per poter tramandare, da qui al futuro, anche il ricordo della tragedia che toccò le vite di centinaia di migliaia di italiani.

Parlare delle barbarie commesse da nazismo e fascismo è infatti fondamantale, ma ormai non possiamo più permetterci di tenere nascosta una pagina di storia che era stata, più o meno volontariamente, dimenticata». Una linea, questa, molto simile a quella di Stefano Stefanel, numero uno del liceo scientifico Marinelli.

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«C’è stata una tale sottovalutazione storica dell’argomento – ha detto – che non mi sorprende come i nostri giovani siano pressoché privi di qualsiasi conoscenza. Gli insegnanti, così come le associazioni, hanno il dovere di continuare a tramandare e raccontare la tragedia di quegli anni, ma probabilmente adesso è ancora presto perchè il tema, nelle nuove generazioni, possa avere lo stesso grado di consapevolezza sociale degli altri, enormi, drammi avvenuti nel XX secolo».

Diversa, invece, l’opinione di Andrea Carletti. «Esistono delle vicende – ha sostenuto il dirigente scolastico del Malignani – che vanno incontro a una sorta di rimozione collettiva della memoria nelle famiglie. Le foibe, così come i campi di concentramento italiani a Visco o Gonars, per troppo tempo sono stati cancellate. Quello che ho visto oggi (ieri ndR) allo Zanon, però, lo trovo straordinario. Perchè la scuola, nel suo insieme, si è unita per spiegare ai ragazzi quello che accadde a una manciata di chilometri dalla loro città. E sono sicuro che i ragazzi, nei prossimi giorni, ne parleranno: in classe o a casa loro».

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