«Sui loro sedili viaggia il mondo»: Fisa, la fabbrica made in Friuli che firma l'alta velocità internazionale
L’azienda di Osoppo è leader negli arredi ferroviari: prepara la crescita con Lean+, nuove linee produttive e investimenti nell’efficienza. Il 70% del fatturato arriva dall’estero e ora guarda all’India

Leader incontrastata, su scala europea, nella progettazione e realizzazione di sedili e arredi ferroviari, la Fisa – acronimo di Fabbrica italiana sedili autoferroviari – di Osoppo e Buja è emblema dei risultati che si possono perseguire con una continua spinta alla ricerca, un costante processo di studio ed evoluzione e un approccio flessibile, improntato al progressivo adattamento alle richieste del mercato.
Sessantasei anni di storia (fu fondata nel 1960, a Osoppo, da Ubaldo e Edda De Simon), l’azienda avviò l’attività come produttore di sedili per corriere, imponendosi presto sul mercato e consolidando rapidamente la rete dei propri clienti.
Nel 1976, però, il terremoto segnò una cesura brutale nel territorio del Friuli collinare, non risparmiando lo stabilimento di Fisa, raso al suolo dalla violenza del sisma. La fabbrica rinacque due anni più tardi, nella sede che tutt’oggi la ospita, e riprese il suo cammino di crescita, che registrò una particolare accelerazione nel 1993: proprio in un anno di pesante crisi per il mercato nazionale, l’industria strinse una collaborazione decennale con il gruppo tedesco Grammer, trasferendo la produzione dei sedili per autista da Amberga a Osoppo. Pochi anni dopo – era il 1999 – l’impresa compì un ulteriore passo avanti, progettando e sviluppando una nuova famiglia di sedili passeggeri per il settore ferroviario: fu un’operazione estremamente innovativa, trattandosi del primo modello basato su una scocca metallica singola e autoportante.
Altro anno spartiacque – non per successi, stavolta, ma per pesanti difficoltà determinate dalle dinamiche globali – fu il 2010, quando su Fisa si abbatterono gli effetti della crisi economica esplosa nel 2008: la paralisi provocò il fallimento di molti dei clienti dell’impresa, determinando perdite di circa il 40%, con 3 milioni di euro di crediti insoluti, dei quali solo uno venne poi recuperato. Ma la tenacia della famiglia De Simon prevalse anche su tale congiuntura negativa. Nel 2010 Fisa rialzò la testa lanciando il progetto del sedile Lean, che sfruttando una scocca metallica autoportante di soli 1,2 mm di spessore si configurava come uno dei più leggeri sul mercato.
Nel 2011 Frecciarossa 1000 scelse l’industria osovana come fornitrice unica dei sedili per il nuovo treno ad alta velocità; in parallelo, il Lean era ormai divenuto una realtà, entrando in produzione per i clienti Stadler, Pesa, Caf. La scalata della “regina dei sedili” è proseguita, poi, senza sosta: nel 2016 il Lean superò i test necessari all’ingresso nel mercato britannico, circostanza che consentì di acquisire da Stadler l’importante progetto “Greater Anglia” e di rafforzare la presenza oltre la Manica. Le prime consegne nel Regno Unito (valore circa 10 milioni di euro in un biennio) iniziarono proprio nel 2016.
E arriviamo alla storia recente: nel 2020 è stata completata l’acquisizione di uno dei concorrenti di Fisa, la Imet, operazione che ha consentito di ampliare la gamma dell’offerta e di incrementare la capacità produttiva; oggi Imet, che ha sede a Pescara, si focalizza sulla creazione di tavolini e cuccette ferroviarie. Nel 2025 la Fabbrica italiana sedili autoferroviari Srl – tra i cui clienti figurano appunto Alstom, Stadler, Caf, Hitachi e Siemens – ha fatturato circa 25 milioni di euro, cui si aggiungono i 6 di Imet; l’Ebitda si attesta al 14-15%. «Durante l’anno ci siamo concentrati sul miglioramento dei margini e sulla preparazione della crescita prevista per il 2026: stimiamo un fatturato di circa 30 milioni di euro per Fisa e di circa 8 milioni per Imet», spiega Davide De Simon, vicepresidente e direttore generale, raccontando poi che nei mesi scorsi è stata sviluppata Lean+, una nuova piattaforma di sedili per l’alta velocità e i treni Intercity, presentata recentemente a InnoTrans, l’International trade fair for transport technology.
Una famiglia,u n’impresa:
«L’interesse raccolto in fiera ci incoraggia a proseguire: nel 2027 prevediamo di avviare l’industrializzazione e la messa in produzione di Lean+. Stiamo inoltre studiando possibili alternative riciclabili alle schiume poliuretaniche, sebbene la progettualità sia ancora in una fase preliminare. Sul fronte produttivo abbiamo integrato tre linee e avviato, con l’ingresso di una figura senior, un percorso di miglioramento dell’efficienza», rende noto il vicepresidente, comunicando inoltre che tra la fine del 2025 e la metà del 2026 l’azienda ha provveduto alla sostituzione della copertura del capannone principale, a Osoppo, e all’installazione di 240 kW di fotovoltaico. «L’investimento ci permette di coprire una parte significativa del nostro fabbisogno energetico e di ridurre le emissioni associate ai consumi elettrici. Guardando al futuro, stiamo valutando possibili acquisizioni strategiche che possano sostenere un ulteriore sviluppo e rafforzare la nostra autonomia industriale. La priorità è crescere mantenendo il controllo sulla qualità e sulla capacità di innovare. Con Lean+ e con gli investimenti nei processi produttivi stiamo preparando Fisa alle esigenze degli anni a venire, senza perdere l’attenzione concreta al prodotto, che ci accompagna da sempre», rimarca Davide De Simon, puntualizzando che pure lo sviluppo dei prodotti risponde all’ottica di una progressiva riduzione delle emissioni del treno: si è scelto di utilizzare materiali leggeri e di ridurre gli spessori, arrivando a un peso per posto inferiore ai 14 kg.
«Nel nostro settore, un ottimo risultato», sottolinea il vicepresidente. La forza lavoro dell’industria si aggira sulle 160 unità (in crescita di una decina rispetto a un paio d’anni fa), di cui 120 impiegate negli stabilimenti friulani. Il 70% del fatturato deriva dalle vendite all’estero, principalmente in Europa; la “signora” dei sedili vanta però clienti pure in Australia e negli Stati Uniti, e ora guarda in direzione dell’India. Recentemente è stato intrapreso un percorso di rebranding, in virtù della fusione della consociata Imet in Fisa: «Desideravamo dare una nuova immagine all’azienda, più moderna, considerati i numerosi cambiamenti degli ultimi anni e quelli previsti per i prossimi», chiosa il vice presidente De Simon.
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