Fidanzati uccisi, scocca l’ora di Giosuè

Ci siamo. Il giorno più atteso, prima del verdetto, è arrivato. Quello in cui l’unico imputato dell’omicidio di Teresa Costanza e Trifone Ragone, il 27enne campano Giosuè Ruotolo, parlerà. Oggi in corte d’assise a Udine c’è soltanto un nome nella lista dei testi. Il suo.
Tutti i riflettori e gli sguardi I aula saranno puntati su di lui. Peserà l’assenza dei genitori di Trifone. Eleonora Ferrante e Francesco Ragone, infatti, non ci saranno.
«Sarei venuta, ma mio marito Francesco non se l’è sentita di venire, gli verrebbe il nervoso. Non ci aspettiamo nulla di buono e non vogliamo altro fango sulla memoria di Trifone. Rimaniamo lucidi, nonostante la sofferenza, perché vogliamo essere presenti quando sarà pronunciata dalla Corte d’assise la sentenza».
Giosuè Ruotolo, invece, come ha precisato il suo avvocato Giuseppe Esposito, «è determinatissimo a dimostrare la sua innocenza».
E pronto a svelare particolari inediti sulla vicenda e sul giorno del delitto, quel fatale 17 marzo del 2015, quando all’uscita della palestra di pesistica i due fidanzati furono assassinati senza pietà a colpi di pistola. Ruotolo si soffermerà sul profilo Facebook anonimo anonimo, chiarirà alcune circostanze rimaste finora nel dubbio, ribadirà che la lite fra lui e Trifone nel parcheggio del palasport non è mai avvenuta e racconterà il suo punto di vista sulle relazioni fra i coinquilini nell’appartamento di via Colombo a Pordenone.
Il 27enne di Somma Vesuviana si è preparato a lungo, studiando le carte del processo. Anche ieri, in carcere, alla vigilia dell’udienza più importante, per lui, del processo, ha letto febbrilmente i verbali d’udienza e i suoi appunti.
Ruotolo raccoglierà gli assist della difesa, con gli avvocati Roberto Rigoni Stern e Giuseppe Esposito, e poi si sottoporrà al fuoco di fila degli avvocati di parte civile e al controesame del pm Pier Umberto Vallerin. Anche ieri il sostituto procuratore titolare dell’inchiesta sul duplice omicidio si è confrontato con il maggiore Pier Luigi Grosseto, comandante del Nucleo investigativo e con il maresciallo Paolo Lodesani, che ha effettuato i rilievi sulla scena del crimine al palasport.
Ruotolo saprà convincere la giuria della propria estraneità ai fatti, da lui sempre professata, o l’esame, da lui tanto voluto e richiesto ai legali di fiducia, si rivelerà un boomerang? Oggi lo sapremo. Intanto dall’avvocato di parte civile Nicodemo Gentile, che assiste Gianni Ragone, fratello di Trifone, arriva l’ultimo appello.
«Non abbiamo grandi speranze – ipotizza l’avvocato Gentile – sul fatto che l’imputato possa avere un moto di coscienza. Probabilmente cercherà di arrampicarsi sugli specchi, cercando di dare una versione verosimile dei suoi spostamenti prima e dopo l’omicidio. Molte sentenze di condanna recenti dimostrano che tutti gli imputati che hanno infarcito di mezze verità, omissioni, retromarcie e reticenze sono stati travolti dalle loro stesse bugie. Il loro esame è stata la Caporetto. Perché non reggono e non convincono. A Ruotolo non resta che confessare: sarebbe la cosa migliore».
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