Da Cortina 1956 a Udine 2026: la storia di Giovanni e la fiaccola olimpica custodita per una vita

Giovanni Battista Tramontini, classe 1936, rivede passare il fuoco che portò da ragazzo ai Giochi invernali: «I veri trascurati sono gli atleti ignorati dall’organizzazione, a me basta il ricordo»

Marco Ballico
Giovanni Battista Tramontini è stato tedoforo a Cortina 1956
Giovanni Battista Tramontini è stato tedoforo a Cortina 1956

«Sa che c’è un commercio di queste fiaccole? Su internet le ho viste vendere a 20 mila euro. Io, sia chiaro, non me ne priverei mai». Per anni, la preoccupazione di Giovanni Battista Tramontini è stata di perderla, la sua fiaccola. «“Dove lo metto ‘sto ferro?”, mi chiedeva la mia prima moglie. Finiva poi per imbucarla in qualche cassetto, ma sono riuscita a difenderla, a portamela dietro tra traslochi e vite che cambiano. Ed eccola qui». Da Cortina 1956 a Udine 2026.

Tramontini, classe 1936, tedoforo dei Giochi invernali di settant’anni fa, ha prestato il cimelio a Gianni Lerussi, commerciante udinese di via Poscolle. Oggi, nel giorno del passaggio in città della fiamma olimpica, quel “ferro” verrà esposto accanto a un manichino con la giacca di Milano-Cortina e a una fotografia in bianco e nero che racconta tutto.

È il fermo immagine di un’Italia uscita dalla guerra che riprendeva a correre. Tramontini è un ragazzo pettinato come si usava allora, la tuta del Gruppo atletico Treviso, le scarpette da corsa, lo sguardo concentrato su una fiamma che passa da una torcia all’altra. Alle spalle una Fiat Topolino 500, a fianco una Moto Guzzi della Polizia stradale. È il momento dell’accensione: un fuoco che cambia mano, ma non si spegne. «Non c’era lo scambio della fiaccola – spiega –. Ogni tedoforo aveva la sua. E se la portava a casa».

Tramontini era un atleta del mezzofondo veloce. Mille metri, campionati studenteschi vinti, regionali e interregionali. «Quando ci chiesero di portare la fiaccola ci sembrò un onore». Il convoglio era essenziale: quattro moto, una macchina di supporto, un furgoncino per i cambi. Il tratto di corsa? 1.200 metri, nella zona nord di Treviso.

I Giochi passano, lo sport diventa passatempo, Tramontini entra nel mondo del lavoro. Una lunga carriera nel gruppo Eni, prima da dirigente a Roma, poi a Udine come agente di commercio. «Se ho conosciuto Enrico Mattei? Solo una stretta di mano. Più diretto il rapporto con Enrico Girotti, presidente dell’Eni nel 1971».

Il tedoforo del 1956 non ama i riflettori, ma va ricordato il contributo alla legge sulla benzina agevolata del 1997. «Con l’Agip facemmo un sondaggio: milioni di litri finivano in Slovenia. Ne parlai con Roberto Asquini, sottosegretario alle Finanze. Da lì partì il percorso». Dopo l’Eni, fondò una società di servizi per l’industria, lavorando fino al 2022.

«Abito da quasi quarant’anni in via Manin. Ho una seconda moglie. Lei è partita per Milano, io ho preferito restare qui, a guardare passare la fiamma olimpica a Udine».

Dario Pivirotto, anche lui classe 1936, sarà tedoforo per la terza volta. Ma Tramontini non si sente dimenticato: «A me basta il ricordo di quello che mi è stato consentito di fare settant’anni fa. E poi, se mi chiedevano di correre oggi, mi avrebbero dovuto fare anche l’assicurazione sulla vita».

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